Stefano Benni.

TEATRO. Volume 2.

2003 Feltrinelli Editore, Milano.
ISBN 88-07-81739-X
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Passando dalla rivisitazione al femminile del burattino di Collodi alla favola della strega cattiva di Biancaneve, dal mondo dei muratori a quello delle blatte, dalla canzone al monologo, dal verso al blues, Stefano Benni, dopo il successo di Teatro, ritorna con un secondo volume di opere scritte per le scene e interpretate fra gli altri da Angela Finocchiaro, Ivano Marescotti, Lucia Poli, Ugo di Ghero, Maurizio Crozza, con musiche di Paolo Damiani e Umberto Petrin.
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L'AUTORE.
Stefano Benni  nato a Bologna nel 1947. Da Feltrinelli ha pubblicato: Prima o poi l'amore arriva (1981), Terra! (1983), Stranalandia, con disegni di Pirro Cuniberti (1984), Comici spaventati guerrieri (1986), Il bar sotto il mare ( 1987), Baol (1990), Ballate (1991), La Compagnia dei Celestini (1992), L'ultima lacrima (1994), Elianto (1996), Bar Sport (1997), Bar Sport Duemila (1997), Blues in sedici (1998), Teatro (1999), Spiriti (2000), Dottor Ni. Corsivi diabolici per tragedie evitabili (2001) e Saltatempo (2001).
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Indice.
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PINOCCHIA.
LE CANZONI DI AMLIETO.
DOTTOR DIVAGO.
IL CARNEVALE DEGLI INSETTI.
GRIMILDE.
ONEHAND JACK.
MISTERIOSO.
IL SOGNO DEL MURATORE.
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Fine Indice.
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PINOCCHIA.

In scena con Angela Finocchiaro (Pinocchia), Ivano Marescotti (Geppetto, prime due stagioni), Bruno Stori (Geppetto, altre due stagioni), Mario Scaramuzzino (il grillo parlante e gatto), Gabriella Picciau (la fatina e volpe). Regia Giorgio Gallione. Luci Maurizio Viani.

Primo tempo
Scena: l'interno di una casa di campagna. Luce di lampada a petrolio. Un piccolo camino. Dentro al camino sono dipinti un fuoco e una pentola fumante. Una poltrona scassata, oggetti da falegname, una vasca da bagno, un vecchio telefono...
Un uomo  inginocchiato, sta armeggiando intorno alla testa di una donna sdraiata, immobile. Sembra le sistemi qualcosa tra i capelli. Squilla il telefono. L'uomo esita, poi va a rispondere.
Geppetto
S, sono io. Come? Bella Melona 83? Sono tutta calda per te? Ma io non ho mica ordinato una pizza. Ah s, scusi, ora ricordo la linea hot hot hot love, s certo che ho prenotato io il collegamento, ma sono le quattro di notte. Certo, ha ragione lei,  l'ora pi intima. Quanto mi costa al minuto? Per! Va bene, accetto, cominciamo pure. Cosa ti farei? Come, cosa ti farei? Ah ho capito, be' le farei che... s certo, meglio darsi del tu, allora ti farei che... ti porterei in mezzo al frutteto, quando  il tramonto e per terra ci sono quelle belle mele mezze marce che fanno quella marmellata un po' viscida e poi mi toglierei... mi vergogno un po' a dirlo... mi toglierei le scarpe, prima la sinistra poi la destra e poi... lo dico? azzardo? be', prima te le farei annusare, e poi...  gi finito il collegamento? se ho goduto? accidenti, se ho goduto! Va bene, ciao Bella Melona 83, a presto. Ma quali carte di credito, non c'ho neanche le carte da briscola. Scusi  vero, questo a lei non interessa. Pagher in francobolli, certo. A presto, Melona hot love. (sospira) Che orari, per.
Torna dalla donna, armeggia, si alza in piedi, poi si rivolge al corpo sempre immobile.
Geppetto
Benvenuta! (nessun segno di vita)
Geppetto
(ripete) Benvenuta.
Non accade nulla, Geppetto consulta un libretto, si batte la fronte con una mano.
Geppetto (armeggiando intorno alla testa)
Il chip alla rovescia! Ma gi, l'avevo messo alla rovescia!
Geppetto (torna in piedi)
Benvenuta!
Pinocchia (scatta in piedi)
Benvenuta dove? E tu chi sei?
Geppetto
Io sono... quello che ti ha comprato... cio quello che ti ha fatto venire qui... lo zio? no. Il nonno? no? Il pap? Ecco s, il pap.
Pinocchia (battendo le mani entusiasta)
Babbino, babbino, babbino sei il mio babbino. E ti chiami?
Geppetto
Geppetto.
Pinocchia
 uno pseudonimo vero? Un diminutivo? Giuseppe, Pipino, Gianluca Pino?
Geppetto
No, proprio Geppetto. E tu ti chiami Pinocchia.
Pinocchia
Stai scherzando? Pinocchia? Ma sai le compagne di scuola come mi tormentano. Ma dai, Pinocchia. Non si potrebbe fare almeno Maria Pinocchia? Barbara Selvaggia Pinocchia?
Geppetto
Pinocchia e basta. Lo so,  un nome strano,  letterario, come Renzo e Lucia.
Pinocchia
Renzo e Lucia? Cos', il nome di un travestito? Un po' Renzo un po' Lucia?
Geppetto
No, sono due nomi. Nomi che ho trovato in un libro del Manzoni.
Pinocchia (comincia a camminare a quattro zampe)
Manzoni Alessandro, romanziere e poeta, autore dei Promessi Sposi, nasce a Milano nel 1785 da relazione adulterina, all'et di dodici anni...
Geppetto
Basta basta, brava... lo vedi perch le tue compagne di scuola non ti derideranno? perch tu non ci devi andare a scuola.
Pinocchia
Domanda: e perch?
Geppetto
Risposta: perch tu sei programmata. Sai gi tutti i programmi scolastici. Almeno dovresti saperli. Lo dice il tuo manuale di istruzioni, (lo mostra e legge) Ecco: il modello... cio la bambina in questione esegue, ad esempio, calcoli complessi. Proviamo: seicentomilatrecentoquarantadue per ventisette.
Pinocchia
Tredici milioni ottocentoventisettemilatrecentoquarantadue. Perch se sbaglio come lo sai?
Geppetto
Che caratterino. Mi fido, sei di una buona marca... Capitale dell'Honduras...
Pinocchia
Tegucacicalpasecicredigulpaseiscemotucalpageppotucultetalpa.
Geppetto
No. O sbagli, oppure mi prendi in giro. Ma nel manualetto non  previsto che tu mi prenda in giro. "Il modello Pin 452 non  capace di metalinguaggio n di ironia, n di litote ironica." Cosa vorr dire?
Pinocchia
Che non potrei mai prenderti in giro, sei umano, sei troppo intelligente, sei un maschio, sei sei sei, sei per tre diciotto.
Geppetto
Bene. Allora ti faccio una domanda scientifica... spiegami la teoria della forza di gravit.
Pinocchia
La teoria della gravit. Allora, un giorno, nella campagna inglese, Isaac Newton, stava sotto un albero di mele. Al tramonto, quando c' quell'odore di mele mezze marce, una marmellata languida. Cadde un frutto... ma Newton dormiva... e la teoria non fu mai scoperta.
Geppetto
Non mi risulta. Non farmi arrabbiare, rispondi bene o ti resetto!
Pinocchia
Certo, certo. Un giorno Newton entr in aula e i suoi scolari gli chiesero: allora professore, l'ha scoperta poi la teoria della gravit? E Newton rispose: oh ragazzi, con questa storia della gravit mi avete proprio fatto cadere i marroni. Cadere... i marroni... cadere... i marroni (mima Newton che pensa alla caduta) eureka! e la teoria della gravit fu scoperta.
Geppetto
Adesso basta. Tu funzioni a casaccio. Ma io ti smonto, prendo un cacciavite, ti apro quella testolina tarlata e ti resetto, (si inseguono. Pinocchia si nasconde sotto la vasca)
Geppetto
Esci di l, maledetta. Che fregatura! Eppure ho seguito il manuale; vediamo: ma certo, (legge) "nel periodo di rodaggio del modello Pin 452 si consiglia di iniziare con domande semplici": ecco dove ho sbagliato, povera Pinocchietta, son partito troppo forte, l'Honduras, la gravit, che sciocco. Pinocchia, adesso ti faccio una domanda semplice. Due per due?
Da sotto la vasca si sentono battere quattro colpi.
Geppetto
Brava! Adesso un'altra cosa facile, un proverbio, ecco, completa questo proverbio. Rosso di sera...
Pinocchia
Domanda non formulata esattamente.
Geppetto
Dai lo sanno tutti: rosso di sera...
Pinocchia
Precisare se si allude al tramonto dell'ideologia comunista, alla crisi dell'auto Ferrari, al tramonto, alla nuova moda autunno-inverno.
Geppetto
Adesso ti smonto, (la trascina fuori per un piede)
Pinocchia
(da terra) Bel tempo si spera. Uomini e buoi dei paesi tuoi. Lupus in fabula. Sutor ne ultra... la schiantarella! Ti dico tutto sulla schiantarella dell'acero. Non ti posso fregare,  il tuo settore (Geppetto si blocca)... dicesi schiantarella dell'acero un piccolo tarlo malloforo che rosicchia il legno dell'acero giovane e rovina i mobili, e che i falegnami temono assai. Alcuni esemplari di schiantarella raggiungono la lunghezza di sedici metri... millimetri, volevo dire millimetri.
Geppetto
Va un po' meglio, (le mette una sottanina, parla paternamente) Vedo che cominci a obbedire. Devi ascoltarmi e seguirmi. Sei un po' confusa, vero? eh, una cosa sono i programmi virtuali e un'altra cosa  la realt, il mondo  complesso, il caos e il cosmo e il legno e il fuoco, ma capirai capirai, il tuo programmino, il tuo cervellino deve fare i conti con il bene e il male e soprattutto con la verit. Quindi rispondi il vero e non dire bugie, nessuno al mondo dice le bugie. Mi guardi strano? Cosa fai? (lei boccheggia come un pesce) Oh, ricominci a prendermi in giro? Guarda che... (Pinocchia gli mette davanti agli occhi il libretto delle istruzioni, Geppetto legge)
Geppetto
"Quando il modello Pin 452 apre la bocca, ha fame." Ma certo, sciocco che sono, tu mangi piccola mia, hai fame, ecco perch sei confusa, cosa vuoi mangiare?
Pinocchia
Pere.
Geppetto
Pere?
Pinocchia
Mi  venuto cos. Pere.
Geppetto
Ce l'ho una pera: eccola.
Pinocchia (l'annusa, la tocca, la ausculta)
Bella. L'immaginavo diversa. Con tante zampe gli occhi che nuota sul fondo del mare e fa un verso cos, uuuh, e quando la mangi urla.  bella.  fatta...
Geppetto
A pera.
Pinocchia
Ecco perch si chiama pera.
Geppetto
Non ci avevo mai pensato.
Pinocchia
Sai babbino, gli assiri conoscevano gi le pere. In un sarcofago a Bucindal nel deserto c' la statua del re Assurperipal con una pera in mano, cos... (Geppetto  affascinato) In questo tempo, veniva adorata la Grande Perona Sacra. I sacerdoti, detti perigoti, guidati dall'Abate Fetel, andavano perennemente pergando, vestiti col perizoma, peregrinando in fila pera tre... e cantavano (canta) La bugia non  violenza
Ma normal sopravvivenza
La bugia  verit
A cui manca la met.
Geppetto
(suo malgrado divertito) Va bene. Sai anche cantare. Ma adesso basta...
Pinocchia (canta)
La bugia la bugia
Del bugiardo  la poesia
Se ne dici una al giorno
Togli la realt di torno
Se ne dici cento e cento
Finirai in parlamento.
Geppetto
Ah quello s, ma sei piccola per sapere queste cose...
Pinocchia (canta)
La bugia  pietosa
La bugia  velenosa
La bugia  necessaria
La bugia  umanitaria
Non c' arte che non sia
Una piccola bugia.
Geppetto
S,  vero anch'io ho dipinto la pentola finta sul muro ma sono fantasie, fole, fumisterie, bisogna stare coi piedi per terra, io ad esempio faccio gli zoccoli...
Pinocchia lo prende per un braccio lo tocca e gli comunica come una scarica elettrica, e Geppetto inizia a cantare insieme a Pinocchia:
La bugia  il pinzimonio
Di ogni sano matrimonio
La bugia  il condimento
Di ogni losco tradimento
Senza bugia non potrai fare
Nessun commercio nessun affare
Ed un giorno disse Dio
Voglio dire una bugia anch'io
Beati i poveri disse Dio.
Pinocchia
Vedi? All together now, cantiamo, (lo cavalca)
Geppetto
Non contagiarmi, basta.
Pinocchia (canta)
La bugia chiama bugia
E ti troverai sul pi bello
Ad erigere un castello
Una vera cattedrale
Di bugie una sull'altra
Una bugia monumentale
Gigantesca, universale.
Geppetto (canta)
Un tremoto un temporale
Un tremoto un temporale
Un tremoto un temporale
Di bugie, di bugie...
Ballano e si inseguono.
Pinocchia (canta)
Ecco l'ultima bugia
Che per oggi inventer
Io bugie pi non dir.
Cadono a terra tutti e due, stremati.
Geppetto (si siede, gli gira la testa)
Mamma mia. Che fregatura ho preso. Basta, ti rimando indietro.
Pinocchia
No, ti prego non sai cosa mi hanno fatto in quel laboratorio. Io sono orfana. La mia mamma era una provetta ma si  rotta. Il mio babbo non lo so... sul cartellino del donatore c'era scritto Elvis Presley...
va bene,  un'altra bugia,  pi forte di me. Ma son qui per questo. Voglio imparare a vivere in modo sincero e adulto. Dammi un'educazione.
Geppetto
Sei sincera? Mi obbedirai? Diventerai grande e non dirai le bugie?
Pinocchia
Giuro.
Geppetto
Va bene, allora iniziamo le lezioni. Giochiamo a babbo e figlioletta. Sei pronta?
Pinocchia
Son pronta ho capito, son di legno, mica di coccio.
Geppetto
(iroso) Che fai, rispondi? Allora, prima lezione. Non devi rispondere mai a tuo padre. Se sei una bimba educata, mai rispondere a tuo padre. Hai capito? Rispondi.
Pinocchia sta zitta.
Geppetto
Hai capito? Qualsiasi cosa succeda, non rispondere mai a tuo padre. Hai capito? Rispondi!
Pinocchia
(a bocca stretta) Neanche se mi ammazzi. Mi hai detto di non rispon...
Geppetto
No, volevo dire, non devi rispondere a tuo padre quando lui non vuole che tu risponda ma devi capire quando lui vuole che gli rispondi e allora devi rispondere anche se non devi mai rispondere...
Pinocchia
Pap, che casino hai in testa.
Geppetto
Oh insomma. Zitta. Impara a stare zitta.
Pinocchia
Certo, adesso star zitta. Non dir pi una parola. Muta. Non un fonema uscir dalla mia bocca. A meno che io non capisca che devo parlare per proseguire idealmente un discorso da te iniziato di cui per io sarei, diciamo cos, lo sbocco naturale la precisazione il coronamento nel qual caso starei zitta in quanto identit culturale autonoma ma parlerei in quanto simbiotica al tuo sforzo concettuale e alla suggestione della tua tesi che in me troverebbe un supporto fonetico e una espressivit delegata, cio ai fini di un'architettura dello spazio significante io pur tacendo parlerei mentre tu parlando taceresti...
Geppetto
(basito) Esatto. Be', adesso facciamo quest'altro esempio didattico. Facciamo che il tuo babbino torna a casa stanco morto dopo aver lavorato tutto il giorno per comprarti le pere e tu lo accogli. Pronta?
Pinocchia
Pronta.
Geppetto mima un'entrata in casa con passo strascicato.
Pinocchia (saltando)
Babbino, babbino.
Geppetto
Meno, meno, via la giacca.
Le consegna la giacca. Pinocchia la lascia cadere.
Geppetto
Via la giacca, via...
Pinocchia fa segno alla giacca di andarsene via.
Geppetto
Ma no via, al suo posto.
Pinocchia la indossa.
Geppetto
Va bene. Allora il babbino si mette in poltrona e tu lo massaggi.
Pinocchia lo massaggia partendo dai piedi, con strani gesti, come se lo smontasse e lo ricostruisse. A Geppetto piace.
Geppetto
Che bello.
Pinocchia
Sar bello ma  poco produttivo. (lo massaggia con impeto)
Geppetto
Il gioco si chiama "babbo e figlia" e fa s che cos ci conosciamo meglio...
Pinocchia
E non c' altro?
Geppetto
Certo. C' l'affetto, la vicinanza, il sacrificio e i regali di Natale. Ma bisogna meritarseli. Massaggiami il piede, brava. Va bene, come primo giorno di uso, cio come primo giorno che ci siamo conosciuti, sei stata abbastanza brava.
Pinocchia
Davvero? Dici la verit?
Geppetto
Potrei mai dirti una bugia? Io non uso trucchi.
Pinocchia, massaggiandolo, gli porta via la parrucca. Ci gioca e ci scherza. Geppetto va a prendere il manualetto e legge:
"Se volete punirla dolorosamente, colpite con un cacciavite nel punto sei".
Le si avvicina alle spalle, la colpisce.
Pinocchia
Ahia!
Geppetto
Impara. L'ho fatto per insegnarti. L'ho fatto per il tuo bene.
Pinocchia prende la rincorsa e gli torce le orecchie.
Pinocchia
Babbino, anch'io ti voglio bene.
Geppetto
Maledetta! A letto senza pera. A letto senza cena. (lei corre dentro la vasca) Ingrata. E io che ti ho voluta per non sentirmi pi solo, per specchiarmi in te, per fare di te la mia continuazione. E tu mi deludi. Dai, Pinocchietta, diventa obbediente e staremo sempre insieme qui in questa casetta povera ma schifosa, linda ma pulita. Cucinerai per me, ricamerai per me, sarai la gioia del babbo.
Pinocchia
Posso uscire?
Geppetto
Uscire dove? Non c' nulla fuori. Fidati di me, non ti dico bugie. Solo pericoli. Criminali sanguinari. Gatti e volpi di paesi esotici. Alberi scheletriti a cui si impiccano gli innocenti. Serpenti, grosse balene, uomini che sputano il fuoco dalla bocca, e gas velenosi. Restiamo qui, in questa piccola casa impaurita. Solo con la paura potremo governare la nostra vita. Un giorno avevo ideali di eguaglianza, di avventura. Volevo fare le scarpe a Sandokan. Gli zoccoli a Tremalnaik. Fare il ciabattino al Cremlino. Adesso cosa mi resta? Paura e bugie. Questi sono i tempi. N giovani n vecchi, n carne n legno. C'era pi vita nelle favole. Per questo ti ho voluta con me. Anche tu non sei n giovane n vecchia n carne n legno, sei il futuro del paese cio niente. Hai capito? Non c' niente fuori.
Pinocchia
Ma io sento che sono nata per uscire, per vedere. Ho le gambe, saranno per camminare. Il naso per infilzare qualcosa. Le tette qua, per fare il latte, ho tirato a indovinare. E qui sotto? Non lo so, ma promette bene.
Geppetto
No resta qui. Fuori  freddo. Ti racconter una storia.
Pinocchia
Uffa. Lunga?
Geppetto
Il tempo che ci vuole. Allora, c'era una volta una ragazza che si chiamava Cenerottola. Era povera, lavorava tutto il giorno in casa, non usciva mai ed era contenta.
Pinocchia
Era scema?
Geppetto
Si accontentava. Era iscritta a un partito dell'epoca che le diceva che doveva accontentarsi. Aveva due sorelle brutte cattive, maligne, invidiose di lei.
Pinocchia
Siamo sicuri? Non  che era lei a essere invidiosa di loro?
Geppetto
No. Allora in quel paese c'era un re con un figlio principe che non voleva sposarsi, non gli piaceva nessuna donna, preferiva andare con gli amici a caccia, nei boschi, col suo falconiere, era... non guardarmi cos, non era come pensi, era un principe un po' sofistico. Allora il re disse: diamo un grande ballo, invitiamo tutte le ragazze del paese, il principe ne sceglie una, la sposa, e zitti tutti. Ma Cenerottola non poteva andare al ballo perch non aveva neanche un vestito nell'armadio, non aveva uno straccio da mettersi.
Pinocchia
Bugia classica. Dicon tutte cos.
Geppetto
Non aveva niente che fosse all'altezza di Sua altezza.
Pinocchia
Sar.
Geppetto
Ma per fortuna arriv la fatina.
Pinocchia
Ma come, questa  una disgraziata, sempre chiusa in casa, sfigata e adesso c'ha la fatina personale? E come ha fatto?
Geppetto
(spazientito) L'aveva perch... perch Cenerottola e lava e sgura e stira, coi bollini del detersivo aveva vinto un premio, che era la fatina, va bene? E la fatina disse: salaga dula, mengica buia.
Pinocchia
Era africana?
Geppetto
(sempre pi spazientito) No, era una formula magica! Insomma con la fata e salaga dula e l'incantesimo Cenerottola mette su un vestito bellissimo, poi prende una zuc... un taxi e va al ballo. Il principe appena la vede perde la testa, la invita a ballare e ballano come due angeli.
Pinocchia
E chi le aveva insegnato a ballare? Se Cenerottola stava sempre in casa, dove aveva imparato? Con un corso per corrispondenza?
Geppetto
Non lo so. Uffa, non mi interrompere. Allora, ballano valzer e mazurca e smorzoni e rivalzer e il principe si innamora. Ma lei deve tornare a casa entro mezzanotte.
Pinocchia
 vero, chiude la metropolitana.
Geppetto
Ma no, finisce l'incantesimo. E mentre lei corre via, perde la scarpina. Aveva un piede piccolo piccolo, che nessun'altra aveva il piede come lei, piccolo cos...
Pinocchia
S, dai, ballava sui moncherini.
Geppetto
Ma no,  che...
Pinocchia
Babbino, ma che storia mi racconti? Una che stava tutto il giorno in casa a sgurare ed era contenta, c'aveva la fata africana, piaceva a un principe che preferiva i falconieri e ballava sui moncherini...
Geppetto
(sconsolato) Porca troia. Mi hai distrutto la favola.
Pinocchia
No, no, scusa pap, non avvilirti, dai raccontane un'altra, non sar pi cos critica.
Geppetto
Be'... aspetta che penso... ah, s, c'era uno che si chiamava Luke Skywalker e che aveva con s la forza... e aveva uno spadone di luce e lui con lo spadone zac e colpiva e zac e zac e tagliava e zac la forza e zac e zacchette (crolla seduto) e anche questa  una gran cagata.
Pinocchia
Va bene pap, basta cos.
Geppetto
No, aspetta, ce ne ho un'altra... Ah questa  appassionante, quando comincio non smetto pi, preparati. (si siede anche lui nella vasca-letto, di fronte a lei) Allora, c'era una volta un falegname che trov uno strano pezzo di legno. E si mise a tagliarlo, zic zic, le manine e, zic zic, i piedini. E il falegname pensava: ci far un burattino e, zic zic, il nasino (sbadiglia) e, zic zic, gli occhietti e... (si addormenta russando)
Pinocchia
Che storia appassionante.
Pinocchia controlla che Geppetto dorma, poi si avvicina al fondo della scena, straccia la parete e appare il cielo stellato fuori. Lontano, un grande albero scheletrito.
Pinocchia
Lo sapevo, i miei dati lo dicevano, il mondo fuori  meraviglioso. S, in casa c' il calduccio del camino, Geppetto  buono, ma non pu essere tutto qui. Sono sicura che c' qualcosa di grande per me qui fuori, e senza pericoli perch la mia innocenza  come uno scudo e il mondo ama quelli come me curiosi e innocenti. O no? Guarda lass le stelle, Sirio, Venere, Aldebaran. Le stelle mandano luce anche dopo morte, per anni e anni. Sono bugiarde, fan finta di essere vive. La luna finge di essere luminosa e invece la sua  la luce riflessa del sole, luna bugiarda. Anche l'albero laggi  un bugiardo, si finge scheletrico e nudo per i poeti, ma presto si riempir di foglie e gemme. E guarda il geco che si mimetizza al muro,  bugiardo, ma se non lo facesse morirebbe di fame. E il bruco bruttino e modesto, bugiardo, diventer una topmodel di farfalla. La natura  bugiarda. Zitta, non devo dirlo, Geppetto non approverebbe e non mi farebbe pi uscire, (ad alta voce) Ah che bel paesaggio sincero! Nessuno dice bugie qui fuori (sottovoce, con l'intonazione dei cori da tifo calcistico) forza geco, forza bruco. E che silenzio... (si sente un gran frastuono) Oh dio, chi ?
Sbuca di colpo il grillo parlante. Vestito di verde, occhialini verdi, gran sicumera.
Grillo
Ehil bambina. Cosa fai qui fuori di notte?
Pinocchia
Niente... raccoglievo... le pere ecco... Chi sei?
Grillo
Sono la tua coscienza. Perch hai lasciato Geppetto da solo?
Pinocchia
Mi ha detto che ero stata brava e potevo andare un po' fuori.
Grillo
Non  vero. Non puoi dire bugie alla tua coscienza. Non va, testolina di legno, non va. Imparerai ben presto che bisogna obbedire ai genitori, (deambula come un indossatore) So tutto sui rapporti tra genitori e figli. I rapporti tra genitori e figli devono essere... reciproci.
Pinocchia
Ma no!
Grillo
Ma s. Non dico bugie, mi baso su dati. Secondo i sondaggi, due famiglie su tre non sono felici e sai perch? Perch non si fanno guidare da un esperto come me. Lui non ti desidera pi? Comprati un reggicalze. Lei ha mal di testa? Fatti un'amante. Vostro figlio si droga? Vuole dire che gli manca qualcosa. La droga, appunto.
Pinocchia
Che bravo. Sai davvero tutto.
Grillo
Tutto. Vuoi che ti parli della felicit? (la prende a braccetto) C' una strada in dodici punti per la felicit. Uno, sentiti felice. Due, crediti felice. Tre, se ti dicono che sei infelice, non ascoltarli. Quattro... (lunga pausa) trova dentro di te il luogo segreto della felicit. Cinque, impara a guardare un filo d'erba. Sei... per il sei mi devi pagare.
Pinocchia
Ma che coscienza sei? Lavori per me o per te?
Grillo
Io sono la chiacchiera cosmica, io non so nulla ma parlo di tutto, io volo tra le stelle e i canali, io dico la prima cosa che mi passa per la testa e te la vendo come fosse pensata nei secoli, io litigo, io aggredisco, io affermo, io sentenzio, io me ne frego sostanzialmente di tutto. Non sei felice? Cazzi tuoi.
Pinocchia
Ma come parli?
Grillo
Era una provocazione. Felicit  dare agli altri. Riempi il modulo,  un'offerta di beneficenza.
Pinocchia
Cosa?
Grillo
Ascolta la coscienza, fidati. I tuoi soldi salveranno una bimba africana. O una foca monaca. O una balena laica.
Pinocchia
Vorrei saperlo adesso. E se mi dici delle bugie?
Grillo
Piccoletta sintetica e sospettosa. Non dubitare, non criticare, non contestare, bella mia, quello lascialo fare a me! Legno, legno, sei di legno, hai i fili, devi fare quello che ti dicono. Torna in casa e pensa a ci che ti ho insegnato.
Pinocchia
No, voglio stare fuori. Non faccio male a nessuno qui.
Grillo
Lo dici tu. Primo fantasma: Geppetto si addormenta, il fuoco gli divora i piedi e poi sale su fino alla parrucca, Geppetto brucia vivo, la colpa  tua.
Pinocchia
Il fuoco  spento. Non dire bugie.
Grillo
Ah s? Allora, secondo fantasma: mentre sei fuori una bambina molto pi bella e obbediente di te con due gran tette viene in casa, Geppetto la preferisce a te e quando torni c' lei nel tuo lettino.
Pinocchia
No. Geppetto mi vuole bene. E poi c' posto per due bambine l dentro.
Grillo
Ma lei  pi bella di te. E poi  corrotta. Sta parlando male di te. Dice: Pinocchia non  una bambina,  una specie di robottina. Un clone, un golem, un succedaneo, un...
Pinocchia
Basta, (gli tira una scarpa)
Grillo (esagerando stramazza)
Ahio muoio, mi hai ucciso, (si rialza) Ecco sei anche tu come tutti. La gente ci ascolta cantare e dice: oh senti, carini i grilli. Campagna infanzia aria pura. Poi se trovano uno di noi in casa lo schiacciano. Cos  la coscienza. Quando parla flebile, lontana, la si ascolta, si  buoni. Quando si fa viva, forte, vicino a te barn. Una scarpata, kaputt.
Pinocchia
Va bene, scusami. Ti ascolter e non ti tirer pi le scarpe. Ma non esagerare.
Grillo
La coscienza esagera sempre.
Il grillo, senza che Pinocchia veda, accende un petardo e lo butta dentro alla casa. Il camino si accende per un attimo. Geppetto lancia un urlo nel sonno.
Pinocchia
Oh dio, aveva ragione il grillo. La casa ha preso fuoco.  colpa mia,  colpa mia.
Pinocchia rientra. Tutto  normale. Geppetto apre gli occhi.
Geppetto
Pinocchietta mia. Sei qui. Ho avuto un incubo, ho sognato che eri sparita. Ma guarda, hai attizzato il fuoco nel camino. Brava. Allora non sei andata via.
Pinocchia
Sono sempre stata qui.
Geppetto
Sei sempre stata qui a vegliarmi. Oh come  bello svegliarsi e non essere soli. Sai, pensavo...
Pinocchia
Cosa?
Geppetto
No, pensavo, che triste sarebbe stato aprire gli occhi e non trovarti, scoprire che magari eri in giardino a guardare le stelle, che gi sogni una vita tua. Ma tu hai bisogno di me e io mi sto gi abituando a te. Vieni, vieni qua. Ci mangiamo mezza pera in due. E facciamo dei progetti sul tuo futuro.
Pinocchia
Ma no, sul tuo.
Geppetto
Il mio futuro, ma cosa dici? Il mio futuro  corto.
Pinocchia
Quanto hai di glicemia?
Geppetto
Duecento.
Pinocchia
Insomma. E il colesterolo?
Geppetto
Trecento.
Pinocchia
Trecento? Babbino, ma tu muori! Non arrivi a Natale, e chi si curer di me?
Geppetto (con un gesto di scongiuro, agitato)
Ma no, no, non ce l'ho il colesterolo, l'ho venduto, va bene? Dai, dimmi cosa vuoi fare da grande.
Pinocchia
L'infermiera. Ovunque ci sar un genocidio, io l sar.
Geppetto
E se sto male io?
Pinocchia
Speriamo di no. E poi firmer appelli. Sposer un calciatore e avr tre figli, Ebano, Frassino e Ontano. Poi...
Geppetto
Ma che progetti da nulla. Sai cosa devi fare invece? Devi diventare ricca. Altroch il genocidio, pensa a star bene te. Non fare come il tuo pap che si  sempre sacrificato. Guarda qua. Burattini, belli e cretini. Orologi a cuc, che nessuno vuole pi. Ostia parlo con la rima, ma con la poesia non si diventa ricchi. Devi fare merchandising, pinocchietti di legno, devi sfondare sul mercato americano, devi mettere da parte la poesia e trovarti un buono sponsor. Ecco cosa vuol dire diventare grande e furbo. E adesso basta coi sogni. Andiamo a dormire che hai sonno.
Pinocchia
Non ho sonno.
Geppetto
Il tuo babbo lo sa, vedi, ti si chiudono gli occhietti, hai sonno.
Pinocchia
Uffa. La ninnananna, cantami almeno una ninnananna.
Geppetto
Ne so una sola, me la cantava mio nonno. Ascolta (canta con una vociaccia):
Il maiale nel cortile
Non vuol dormire non vuol dormire
Passa Cecco con il badile
E badabom bom bom gi nei coglion
E il maiale va a dormire.
Pinocchia
Che cosa dolce. Ma non ho sonno. Mi manca qualcosa.
Geppetto
Cosa, Pinocchietta maledetta?
Pinocchia
Il giornalino. Gli altri bambini si addormentano col giornalino.
Geppetto
Va bene questo?
Pinocchia
Cos'? (dentro al giornale ce n' un altro nascosto) e questo cos'? "Giovani collegiali bagnate"...
Geppetto (strappandoglielo di mano)
 una favola di bambine povere senza ombrello che camminano nella notte, e piove, piove, ma  una storia triste, dai dormiamo che domani devo lavorare, devo fare un prototipo di zoccolo e poi devo telefonare, ho trovato un nuovo numero hot line, una pizzeria, non puoi capire. Dormi?
Pinocchia si mette a russare fragorosamente.
Geppetto
Ostia, ma che rumore, come l'abbasso? Ci sar l'audio da qualche parte (le gira un orecchio, il russare si abbassa. Cerca di dormire. Ma Pinocchia inizia un russare diverso, col fischio)
Geppetto
Ma che cilindrata c'ha?
Pinocchia (si alza di scatto)
Non sto dormendo, ti ho fregato.
Geppetto le mostra minaccioso il cacciavite.
Pinocchia
No, no. Giuro che dormo. (dopo una pausa) Pap...
Geppetto
Cosa c'?
Pinocchia
Come nascono i bambini?
Geppetto
C' il pisellino, la castorina poi si va nel lettino.
Pinocchia
Poi si trombicchia, va bene, ma io come sono nata?
Geppetto
No, tu sei diversa. Diciamo, si prende un seme di pera, il diennea, e si pu fare una pera, due pere, un albero di pere, delle pere tutte uguali, ecco tu sei una di queste pere. Perch piangi?
Pinocchia
Mi hai fatto mangiare una pera. Ho mangiato una sorellina.
Geppetto
Ma no, testolina di legno, era una metafora.
Pinocchia
No, era una pera. La metafora  una figura del discorso, dal greco metaphorein, dire altro per altro, invece la pera dal latino pereo...
Geppetto
Non ricominciare a imbesuirmi. Io ti ho comprato, cio voluto... perch non potevo avere figli. La tua mamma, cio la tua non mamma, la mia donna Zoe mi ha lasciato.
Pinocchia
Perch?
Geppetto
Perch i rapporti pi sono veri e quotidiani e pi si consumano. Come gli zoccoli. Io non le potevo offrire i lussi che lei voleva e lei aveva una smodata ambizione e uno spietato arrivismo e mi ha lasciato (urlando in crescendo) per un commerciante di legnami indegno, obeso e ignorante, quella troia!
Pinocchia
Per l'hai presa bene.
Geppetto
Proprio cos. La mia solitudine  serena. Ma ora ci sei tu e non sar pi solo. Parleremo sempre, sempre. Domani. Adesso dormi. Pinocchia
Ricevuto, (fa finta di dormire, dopo una breve pausa riprende) Pap...
Geppetto (sbuffando)
Cosa c', rompiballe?
Pinocchia
Stavo pensando che se i rapporti pi sono veri pi si consumano quale rapporto pi vero di dipendenza vicinanza simbiosi osmosi del nostro padre-figlia? Perci un giorno io me ne andr, crescer, mi svilupper, mi sposer, e tu tornerai solo e io pure.
Geppetto
Dormi o ti saccagno di botte.
Pinocchia
Credo che saccagnare sia una voce dialettale, presumo... (Geppetto alza la mano minaccioso) va bene, dormo.
Geppetto inizia a russare, lui. Pinocchia si agita e non riesce a prendere sonno.
Pinocchia
(a bassa voce) Me ne andr e mi sposer. E trover il principe azzurro. Ma come si fa a trovarlo, a richiamarlo? Dunque nei film la ragazza canta e il principe arriva. Proviamo (canta stonata): Un giorno arriver L'azzurro cavalier... No, cos faccio arrivare i lupi. Cosa faccio, mando un fax?
Voce fuori campo
Yuhuu... bellina, fiorellino di legno?
Appare la fatina.
Pinocchia
Chi sei?
Fatina
La tua fata protettrice. Serve aiuto? Vuoi consigli?
Pinocchia
Anche tu come il grillo.
Fatina
Il grillo  un insetto ortottero maschio, io sono un archetipo favolistico donna e capisco la tua femminilit. Vuoi andare al ballo del principe?
Pinocchia
Non sono programmata, non so ballare.
Fatina
Fole. Anche Cenerottola non sapeva ballare ma appena entrata si  sparata dei gran giri di valzer. L'avevo preparata io.
Pinocchia
Hai fatto una magia?
Fatina
Ma quale magia. Sei mesi di scuola di ballo Efrem, il mago del tango, un culo cos dovrai farti se vuoi essere una bimba seduttiva e conquistare il tuo principuzzo. Con gli uomini, sai cosa funziona? Le bugie.
Pinocchia
Allora io sono una seduttrice nata, ma mettetevi d'accordo, uno mi dice di non dire bugie, quell'altro le vende, tu mi dici che devo essere bugiarda.
Fatina
La bugia  strategia. La bugia  furberia. Ascolta, a lui devi dire cos: "Con te  diverso. Tu mi fai provare cose che nessuno mi ha mai fatto provare. Con te  come la prima volta". Sottolinea come, cos intanto gli fai capire che non  la prima volta. "Mi fai sentire cos nonna... scusa, donna" (inizia a cantare):
You make me feel... you make me feel you make me feel like a natural woman...
Pinocchia
Come sei brava! Ma io non voglio diventare una cacciatrice d'uomini, io devo stare con pap, essere il bastone della sua vecchiezza, lui  l'unico mio uomo principe e padrone, non ho bisogno d'altro.
Fatina
Testa di legno grulla e limitata, si vede che sei un clone.
Pinocchia
Un cosa?
Fatina
Oh dio, non gliel'hanno detto. Insomma, carina, tu sei una donna mica una bimba, guarda quanto sei alta e hai tutte le tue cosine, il tuo babbo pu dirti le bugie ma non ti ha voluto come figlia.
Pinocchia
Ma cosa dici?
Fatina
Bellina, fossi alta cos con le dita nel naso saresti una bambina, invece sei una donna e lui ti vuole come donna, guardalo, (indica Geppetto che dorme)  pure un bell'uomo pieno di pelo, un bell'orsetto. Certo che vuole compagnia, ma non quella che credi. Vuole il tuo corpo. Vuole mangiarti, vuole consumarti.  un uomo. Ho scritto molti libri su questo.
Pinocchia
No, no, tu menti.
Fatina
Bella mia, crescerai. E ogni giorno il suo sguardo (indica Geppetto) cambier, si incupir. Scappa finch sei in tempo. Non fidarti degli uomini. (sparisce)
Geppetto (si sveglia trasformato, con una parrucca blu e un vocione)
Ehil, bella burattina!
Pinocchia
Ma babbino... cosa ti  successo stanotte?
Geppetto (si alza, con voce cupa)
Ho sognato... Una pera. Le toglievo la pelle e, ahm, la mangiavo. E poi ho sognato un castello. Con una porta chiusa. E dal soffitto pioveva sangue. Hai preparato il caffelatte per il tuo babbo?
Pinocchia
Dov' il caff, dov' il latte?
Geppetto
Domanda giusta. Non c'. (iroso) Cosa facciamo, lo dipingiamo sul muro, come la pentola? No. Quindi bisogner guadagnarselo. Basta coi burattini, i pupazzetti, io ora far calzature, pratiche comode calzature di legno.  il momento adatto, senti questo slogan: "cammina sul legno, cammina sulla natura". E tu mi aiuterai. Io ho cominciato a lavorare a dieci anni sai. Adesso fan tutti delle storie, ma guarda qui cosa c' scritto sul cacciavite: made in Indonesia. Tutti bambini che lavorano l, e son contenti. Dai, metti a posto che iniziamo...
Pinocchia (si d da fare frenetica)
Va bene ti aiuter. Questi cosa sono?
Geppetto
Trucioli.  quello che resta dopo che ho fatto un burattino.
Pinocchia
Allora sono... i suoi ricordi, i ricordi di quando era un albero, (tiene i trucioli in mano) E quali sono i nostri trucioli? Io sono nata in riva al mare, lo sento. Pap era pescatore. Pescatore e donatore di seme. Mamma non l'ho mai conosciuta. Per quando sono nata io avevo una pinna sulla schiena e facevo un certo odore di fritto, perci... forse era una sirena.
Geppetto
Che razza di bugiarda. Ma sei poetica nelle tue bugie. Cominciano a piacermi, in fondo sono come la mia pentola,  un modo per sfuggire alla quotiquodianit, alla routine, al tram tram. Dobbiamo stare sempre insieme, me and you. Sei una bella bambina. Anzi, non sei pi una bambina. Sei cresciuta stanotte. Vieni, abbraccia il tuo babbo.
Pinocchia
No.
Geppetto
Perch?
Pinocchia
Insomma, sono cresciuta e allora basta smancerie, effusioni. Ci vuole un rapporto adulto.
Geppetto
Potrei picchiarti pi forte. Ma no, scherzo. Sono sempre il tuo babbino. Ma basta chiamarmi babbo. Chiamami Geppetto. Anzi Geppi. (si avvicina, la prende per mano) Pinocchia, cosa c', non ti fidi pi di me? Voglio insegnarti ci che serve a una vera donna. A ballare ad esempio, sai ballare?
Iniziano a danzare, dapprima lei esita, poi si lascia andare. Lui improvvisamente la guarda, viene travolto dal desiderio, inizia a spogliarsi goffamente, ha bretelloni, maglia di lana e mutande lunghe da contadino. Stanno uno in ginocchio di fronte all'altro. Lei ripete, senza spogliarsi, i gesti di lui, come se fosse un gioco. Poi inizia a carezzarlo. Lui, sorpreso da quel gesto dolce, arretra e si riveste a met.
Geppetto
No, non  questo che volevo per la mia solitudine, no, questo  troppo, ecco.
Pinocchia
Ma a me piaceva.
Geppetto
Una cosa  sognare una burattina, un'altra  una donna vera tra le braccia, i ricordi, i trucioli...
Pinocchia
Dai, balliamo ancora.
Geppetto
No, uno si abitua a stare da solo, poi si abitua a lamentarsi di stare da solo, poi si abitua a pensare che  meglio stare da solo, poi... Pinocchia
Io non sono mai stata sola. Io sono arrivata qui e c'eri gi tu.  brutto?
Geppetto
Brutto? Certe domeniche che non finiscono mai, n carne n legno, in questo che non  n paese n citt, col pub vicino al bar dei vecchi e le vigne dietro al megamarket, il tempo non passa mai, vai in paese e la strada  lunga, ti sembra che i tuoi piedi non ti portino avanti, tutti i negozi chiusi, le campane che suonano e ogni tocco dice: "dove vai? dove vai da solo?". E un vecchietto davanti alla porta dice: "Ehil Geppetto, si passeggia" e cosa cazzo vuoi che faccia? vorresti rispondere e invece: "Ehil Berto, sempre giovane". Poi torni a casa, ti lavi le mani, mangi... guardi dalla finestra e aspetti che venga scuro. Che venga la notte. E vai a dormire. Solo.
Pinocchia
Ma non  cos, guardati intorno. Non si  mai soli. L fuori  pieno di stelle e gechi e grilli. Fuori l, sulla collina, c' gente, guarda, si picchiano, forse c' stato un tamponamento, senti l'ambulanza che arriva. Dipingi un'altra pentola nel camino, dipingi una scritta dancing, balliamo, parliamo.
Geppetto
Va bene, allora, parliamo d'amore, ecco. Ma senza bugie. Voglio essere sincero con te. Io sono stato spesso solo ma non ho mai provato a riempire la mia solitudine con quelle robe tipo le telefonate porche e il sito hot line "chiamami sono la tua Bella Melona". No, io ho sempre desiderato una donna vera. Ma chiss se una donna vera vuole me?
Pinocchia
Certo che ti vuole.
Geppetto
Rassicurami: sono un uomo ancora giovanile e desiderabile?
Pinocchia
Sei bellissimo. Sei pi virile senza parrucca, e stai bene con le mutande un po' abbondanti...
Geppetto
Va bene, basta, sono rassicurato. E dal punto di vista sessuale? Come pensi che sia?
Pinocchia (ricorda la fatina)
Nessuno mi ha fatto provare quello che mi hai fatto provare tu. Con te  diverso.  come la prima volta. Veramente, tu mi fai sentire donna, donna, donna...
Geppetto
Quante bugie. Ma mi fanno bene. Star sempre con te. Sarai la mia donna, la mia sposa, la mia amica. Il nostro sar un rapporto paritario. Sono felice, oh come sono felice. Non mi sento pi solo. (piange)
Pinocchia
Ma sei proprio una disgrazia.
Geppetto
Non voglio innamorarmi. Sono vecchio per queste cose. Una volta ero troppo giovane, adesso sono troppo vecchio, (improvvisamente si adira) Cosa puoi capire tu che sei sintetica, che non hai un'et ma una data di costruzione, che non sei n vecchia n giovane, n carne n...
Pinocchia (ritraendosi)
Mi hai ferito.
Geppetto
Non volevo ferirti.
Pinocchia
Mi hai umiliato.
Geppetto
Non volevo umiliarti.
Pinocchia
Mi hai allontanato.
Geppetto
Non... be', quello s, un poco.
Pinocchia
Allora me ne vado.
Geppetto
No, tu sei importante per me, (sbadiglia) non sono uno che si stanca presto delle cose. Non ho paura dei rapporti e della convivenza io... (urlando) la pialla! Dove hai messo la pialla? da quando ci sei tu  tutto fuori posto qua. Mi sembra dieci anni che sei qui.
Pinocchia
La pialla la cerco, aspetta, la cerco... (fruga dappertutto)
Geppetto
Come faccio a lavorare se vuoi sempre cantare e ballare e mi inzucconisci con i tuoi discorsi complicati, dai, vai un po' fuori dai piedi, vai a fare la spesa. Ecco, prendi questi zecchini, vai a comprare il caff, il latte, due chili di pere... sono euro (indica i soldi) quattro ciocchi di castagno ma deve avere le venature scure, se no non  buono, poi un po' di rami di ginepro che ci faccio le mani dei burattini... e poi le zigarette.
Pinocchia
Nient'altro?
Geppetto
No, (si mette al telefono con un dpliant in mano) vai, dai che c'ho un collegamento di lavoro.
Pinocchia (spia)
www.bucocaldo?
Geppetto
 una ditta di camini, non ti impicciare, vai a fare la spesa!
Pinocchia
Vado. Ti sono indispensabile, vero?
Geppetto
Hai cambiato la mia vita da cos a cos. Adesso vattene per.
Pinocchia
E se me ne andassi per sempre?
Geppetto
(con esagerata drammaticit) L'ho perduta, l'ho perduta. Ahim, l'ho perduta. Oh se avessi almeno fatto qualcosa per trattenerla. Se soltanto avessi detto una parola, una sola, (la guarda ostile e cambia tono) Sei ancora l?
Pinocchia (si volta, va alla porta, lo guarda)
Addio allora.
Geppetto
S, ciao, ciao.

Cambia la scena. La casa  scomparsa. Semibuio, Pinocchia  seduta sconsolata per terra. Entrano il gatto e la volpe, vestiti da impresari rock.
Gatto
Ehil giovane, ma come mai sei depressa? Alla tua et... alla tua et io avevo nove vite. Alla tua et io cantavo tutta la notte dietro alle gatte. Bruciavo i canili. Alla tua et...
Volpe
Smettila. Ha tutto il diritto di essere depressa,  spleen giovanile dams-alternativo. Cosa c', cosa c' che non va?
Gatto (rappando)
cosac che non va, cosa cchenonv.
Pinocchia
Io non so cosa sono. Carne, legno, o cos'altro. Non so quanti anni ho, se sono giovane o vecchia.
Volpe
Non sai cosa sei? Carne, legno, materiale sintetico. Forse tutto insieme. Ma non  male,  modeeeerno. In quanto al giovane o vecchio, cosa vuoi dire?
Pinocchia
Sono giovane perch non ho vissuto niente. E sono vecchia perch son piena di dati, informatissima. Ho gi visto tutto, ma non so neanche chi  Geppetto, mio babbo, il mio uomo, cosa?...
Gatto
Geppetto, hai detto?
Volpe
 Geppetto il tuo problema!  troppo all'antica, cerca di modernizzarsi ma il risultato  pietoso, non puoi fare un videogame di legno. Devi andartene da lui. Il tuo destino  di andare dove devono andare i giovani.
Pinocchia
Dove?
Gatto
Verso il futuro. L, la seconda a destra.
Volpe
L c' il paese dei balocchi. L amano i giovani. Spesso li mettono a vivere insieme in zoo con telecamere, in allevamenti dove alcuni vengono eliminati e macellati ma altri vincono e son pronti per il successo.
Gatto (rappando)
L c' tutto cara, se vuoi fare la tua gara, il successo il successo il successo  a un passo.
Volpe
Dai carina, tirati su.
Pinocchia
E i principi azzurri ci sono?
Gatto
Principi azzurri verdi e viola, vai laggi e non sarai pi sola.
Volpe
Principi azzurri a strisce rosse che non pagano mai le tasse.
Pinocchia
Mi avete convinta.
Rappano tutti e tre insieme:
 per te
Cadere in motorino
 per te
Il sociologo cretino
 per te il pedofilo latino
 per te
Se ti mena un questurino
 per te ogni sfiga che c'...
Pinocchia
Baloccopoli, aspettami. Diventer una rockstar.
Gatto
Certo, ho gi un'idea per il nome: Pin the clone, il nuovo rock sintetico.
Pinocchia
S. Mi far strada con le unghie e coi denti. Diventer una manager. Una serial killer. Una grande troia! Geppetto, addio.
Escono.

Secondo tempo
La stessa casa, stavolta non c' la pentola dipinta ma un ridicolo pacchiano camino con una pentola vera, zoccoli, un mangianastri. Geppetto entra, con gli occhiali neri, una parrucca ridicola, si siede su una nuova, ma sempre scassata, poltrona. Sbuffa. Suona il cellulare.
Geppetto
S, sono io, il numero della mia carta di credito? Geppo tre di bastoni 2426. Ho anche un sito: www.zoccolandia.com. Cosa avete in catalogo nella vostra hot line Bella Melona 83? No, non mi va pi,  troppo rustica. Vorrei qualcosa di pi raffinato. No, sempre genere etero. Cherie Fif? Ma cos', un barboncino? Burattina 84. Fai di me quello che vuoi, tutti i fili sono tuoi. No, questa mi mette tristezza. Grimilde 70 la regina cattiva. Domination perversion calci nei maron. No, meglio Cherie Fif. Va bene, stanotte alle tre.
Si frega le mani, gironzola un po', mette nel mangianastri un disco.
Voce di Pinocchia
Clone clone, come te ce n' un milione
Tu mi piaci perch sei un pecorone
Segui ogni moda alla perfezione
Vieni su con me al concertone
Clone clone, come te ce n' un milione...
Geppetto (interrompe il disco)
Clone clone, come te ce n' un milione... Si  messa a fare la cantante rock Pinocchia, quella disgraziata. Ce l'ha fatta anche senza di me. Ma anch'io, cosa credete? Da quando  andata via lei, ho sempre avuto un pensiero fisso. Avere successo. Lei  andata nel paese dei balocchi, io invece son rimasto qui a lavorare, ho trovato dei soci onesti, la Finanziaria Gattovolpe, e ho inventato questo. Lo zoccolo a due punte, (lo mostra) cos quando si consuma da una parte si pu usare dall'altra. Inoltre si pu camminare avanti e indietro, a destra e sinistra e di questi tempi  politicamente adattissimo. Con questo sei sempre al centro. Ma poi i giapponesi hanno fatto lo zoccoletto tondo (lo mostra) che  anche meglio perch non si capisce qual  la punta e qual  il tacco,  pi di centro del mio, dio bono. E purtroppo, da quando c' la paura della guerra, la gente spende solo in generi di prima necessit, abiti firmati, pillole per l'impotenza, cani da guardia. Nessuno vuole pi i miei zoccoli. Ma io ho investito con la Finanziaria Gattovolpe, loro amministrano il mio patrimonio con un Portfolio Interworld Money Account Ntecul Fund. Certo, sono tornato solo. Ho chiesto alla ditta un'altra Pinocchia, ma m'han mandato una roba! Con dei labbroni che sembrava un dugongo, la prima volta che ho provato a toccarla mi son tutto unto, resina, silicone, chiss che roba era. E ripeteva sempre: "Andiamo a fare shopping, shopping". Io volevo una compagna di legno come quelle di una volta, quelle coi fili manovrabili. Che le lasciavi vicino al fuoco, si bruciavano i piedi e stavan zitte. Va be', ho capito, s, forse ho sbagliato. Aveva una testa lei, aveva le sue opinioni e, come dicono i tonni, le opinioni vanno rispettate, ma se tornasse! Oh, niente pi bugie. La rispetterei, le lascerei la sua libert. Adesso che sono ricco. Insomma, quasi ricco. Ma non torner. Chiss dove sar adesso...
Bussano alla porta.
Geppetto
Chi ?
Voce di Pinocchia (roca, fuori scena)
Grimilde 70.
Geppetto
Servizio a domicilio?
Pinocchia
Offerta speciale. Fammi entrare, Geppetto, sar la tua padrona. Dominationperversionsmataflon. Ho degli stivaletti con un chiodo in punta che altro che i tuoi zoccoli. Ti piallo, ti svito, ti mizzo come una pera...
Geppetto
Ma dai,  uno scherzo.
Pinocchia (cambia voce)
S, qui  la polizia animalista, abbiamo ricevuto una segnalazione anonima che nel suo appartamento si ammazzano i grilli a martellate...
Geppetto
Non  vero.
Pinocchia
Sono l'inviato reale. Il principe cerca un signore che al ballo di ieri ha perso una scarpa numero cinquantaquattro...
Geppetto
Ma che razza di balle... bugie... bugie... (si illumina) ma  lei, Pinocchia. Pinocchia, aspetta sono sotto la doccia, vengo subito, (si d da fare per sistemare la casa, indossa una vestaglia sgargiante e rappezzata, mette tutte le scatole di pere sulla tavola, poi si siede con aria tronfia) Avanti!
Entra Pinocchia, con zainetto, un buffo cappello con orecchie di pelo e un giubbotto rosso di cuoio, borchiato, con la scritta Pin the clone...
Pinocchia
Ehil Geppi!
Geppetto
Ma come, come sei conciata. Ma come sei vestita. Ma come sei...
Pinocchia
Cambiata?
Geppetto
Ma quel giubbotto, il cappellino, vestita cos, ma dio mio, ma cosa ti han fatto nel paese dei balocchi, che razza di somara sei diventata.
Pinocchia
E te allora, con in testa quel gatto surgelato? Sei sempre lo stesso conservatore brontolone e sospettoso. (si leva il cappello con le orecchie) Ho fatto fortuna, Geppi, sono una cantante di successo, hai sentito la mia hit "clone clone"? un milione di copie.
Geppetto
No, mai sentita. Anch'io, sai, ho fatto fortuna. Ramo ortopedico. Zoccoli. Guarda qui, zoccolo bidirezionale. Ho conquistato il mercato giapponese... Insomma, una quota. Piccola. Va bene, facciamo che non ci diciamo pi bugie. Giuri?
Pinocchia
Giuro.
Geppetto
Mi fido. Ti dir la verit. C' una piccola crisi nel mercato zoccolario ma mi rifar. Ho dei capitali investiti. Ma davvero sei diventata ricca?
Pinocchia
Ricca no, benestante. Benestante... non mi manca niente, ecco. Oh che bella pentola...
Geppetto
 vera. Non attacca i cibi. Anzi quando la vede, scodinzola. Ho imparato anche l'humour! Ma raccontami del paese dei balocchi...
Pinocchia
Oh, un mondo meraviglioso. Pensa che in quel paese ci sono dei buchi nei muri che vengono fuori i soldi.
Geppetto
I bancomat, li abbiamo anche qui.
Pinocchia
Poi non ti immagini il traffico, auto, file, ingorghi, smog.
Geppetto
Anche qui hanno fatto il nuovo svincolo dell'autostrada. Oh, dodici morti questo weekend, come una grande citt, eh...
Pinocchia
S, ma noi abbiamo i Vip. E il gossip. E la beneficenza. Tanta, nel paese dei balocchi, non si fa altro. Ogni giorno vedi gli aerei che vanno a bombardare cos dopo si pu fare il concerto di beneficenza. Senti ruuum il bombardiere che va e lalala il cantante che canta e bum la bomba che cade e tratran la batteria e aaah il colpito che schianta e aaahhh i fan che impazziscono poi c' uno che ha una lavagna e spiega: (mima un briefing da generale americano) oggi abbiamo colpito qui e qui e qui, e per errore anche una scuola elementare, ci siam sbagliati, volevamo colpire solo le quarte e le quinte classi, abbiam colpito una prima, pazienza, faremo un concerto per rifare la scuola. E tutti i cantanti vanno sul palco vestiti di lam, anch'io ci sono stata, e dicono: io canto per i bambini della Rutelia e io per quelli della Ruandia e io per i profughi della Cerelia e si litiga. Poi si comprano i balocchi per i bambini bombardati. Se i bambini sono morti, i balocchi tornano indietro per la guerra dopo, tanto ce n' sempre una.
Geppetto
Dai, che bugie mi dici. E cosa facevi in quel paese?
Pinocchia
Ah, io partecipavo. Una parte della giornata dormivo, una parte andavo al pub, firmavo degli appelli, facevo delle cose creative, mettevo la fettina di limone nella birra, oppure andavo al cinema, molto cinema, libri pochi che si fa fatica, e mi annoiavo. Finch mi sono detta: e se io mettessi queste mie esperienze in una canzone? Allora sono andata da due discografici famosi, Cricket and Fox, e gli ho detto: guardi, io avrei del disagio giovanile. E loro han risposto: ne abbiamo un sacco di disagio giovanile e anche senile e di media et.
Geppetto
Giusto.
Pinocchia
E io ho detto: ma io sono di legno, non sono mai nata e sono computerizzata. Mi sono svitata un braccio e ho spento e acceso gli occhi. E loro han detto: cazzo, forte, nuovo! E cos  nata Pin the clone.
Geppetto
E cos' successo?
Pinocchia
 successo il successo. Be', non puoi sapere, il brivido del palcoscenico. Gli autografi, la stampa, la scorta, i fan che ti circondano. Non hai pi una vita privata. Da un aereo all'altro, da un albergo di lusso all'altro. E poi scali le hit parade, su su, prima nelle classifiche nazionali, mondiali, quelle di Sirio sempre pi su... (dal buio sbuca un cappio e la prende al collo)
Entrano Cricket e Fox, ovvero il gatto e la volpe.
Gatto
Ridacci i soldi che abbiamo speso per lanciarti, Pinocchia, o ti impicchiamo.
Volpe
Non sei pi un business, Pin the clone.
Geppetto
Ma... lasciatela stare. Chi siete?
Volpe
Cricket and Fox.
Geppetto
Ma come vi permettete? lei  una grande rockstar, Pin the clone, un milione di dischi.
Volpe
Ma va' l: un disco solo ha fatto, poi  scomparsa. Non vende pi.
Gatto
Il nostro mondo  crudele, oggi sull'altare domani nella coca. Ridacci i soldi, (le frega lo zaino, se ne vanno, ridendo)
Geppetto
 vero?
Pinocchia
(seduta per terra, sconsolata) S, ho fatto solo un disco poi mi hanno derubata di tutto, mi han piantata in mezzo a una strada.
Geppetto (prima sembra commosso, poi ride sadicamente)
Accidenti, il brivido del palcoscenico. Gli autografi, la scorta. Quasi ci credevo a tutte le arie che ti davi. La solita bugiarda. Ma che paese dei balocchi, sei andata via e non hai combinato niente. Se restavi con me avresti fatto fortuna. Ma no, hai voluto fare di testa tua.
Pinocchia
Io ci ho provato...
Geppetto
E sei nella merda.
Pinocchia
Ma Geppetto, un po' di comprensione...
Geppetto
Quale comprensione? Ne hai avuta tu quando sei andata via che ho fatto di tutto per trattenerti? Mi ricordo bene, sai. (Pinocchia piange) Pinocchia, non ce l'hai fatta. La vita  cos. C' chi dal suo paesello ce la fa e diventa un industriale della calzatura e c' chi parte piena di spocchia e torna con le pezze al culo. Bisogna sapersi gestire.
Pinocchia
Dai, riprendimi con te.
Geppetto
No. Troppo tardi. Adesso che ho una posizione.
Appaiono di nuovo il gatto e la volpe, versione manager.
Gatto e Volpe
Good morning, mister Geppetto.
Pinocchia
Ma io vi conosco. Siete Cricket and Fox...
Gatto
No. Finanziaria Gattovolpe Spa, sedi Milano Cayman Isola che non c'. Mister Geppetto, si ricorda i suoi ultimi soldi? Quelli che ci ha dato quando  fallita la sua azienda?
Geppetto
Fallita? Diciamo ristrutturata.
Volpe
Ecco, c' stato un trend sfavorevole in Giappone. Lo yen  sceso e cos le tue azioni della Misubushiu e della Shalakamadumaru le abbiamo vendute per comprare...
Gatto
Polenta... farina da polenta.
Volpe
Ma nessuno apprezza pi il vecchio buon sapore della polenta vicino al camino, la dorata polenta oro dei poveri che affratella attorno al desco...
Geppetto
Dai, falla corta.
Gatto
Abbiam cambiato la polenta con azioni di auto ma...
Volpe
...la crisi, la crisi, c' stato un effetto nursery e il manager Misubushiu si  ammazzato, si  buttato nella polenta bollente, una fine orribile, e poi le elezioni in Mozambico e a Viareggio... le comunali a Viareggio, un disastro per lo yen...
Geppetto
Ma che favole raccontate, ma che bugie, dove sono i miei soldi?
Volpe
Finiti.
Gatto
Sei rovinato. Neanche pi uno zecchino. Marameo. (scappano)
Geppetto
Truffatori, ma io vi ammazzo. Maledetti! Giapponesi! (gli tira dietro uno zoccolo, i due spariscono)
Geppetto crolla in ginocchio, Pinocchia ride poi si scatena.
Pinocchia
(spietata) Il grande industriale della calzatura. Sei finito, i tuoi zoccoli non li vuole pi nessuno. E facevi la lezione a me... Geppetto
Pinocchia, un po' di comprensione.
Pinocchia
Ma quale comprensione! Mi hai scacciata, perch non obbedivo e non ti adoravo. Ho cucinato per te, lavato e stirato i mutandoni tuoi e dei tuoi burattini.
Geppetto
Ma quando mai?
Pinocchia
Mi ricordo bene. Altroch babbo zio amante. Un segaiolo stagionato, ecco cosa eri, con tutte le tue squallide telefonate e le belle melone di notte. E sai cosa sei adesso? Un vecchio. Un povero vecchio che non riesce nemmeno pi a dire le bugie.
Geppetto
S, hai ragione. Basta bugie, che fatica inutile. Puoi dire bugie quando muori? puoi dire: non  vero, son freddo, non respiro pi ma mi passa. Eppure le mie non erano fantasticherie, io ci ho provato a correre dietro ai miei sogni, ma quelli mi scappavano via davanti, che razza di stivali c'hanno. Tutte le volte che guardavo quella pentola dipinta in quel camino scrostato, pensavo: un giorno avr una bella casa con dei grandi muri bianchi su cui dipingere quello che voglio. Ma non ce l'ho fatta,  brutto il mondo, i sogni, le favole, che malattia. Meglio spegnere la luce, che uno non veda la sua miseria. Non sono stato un buon esempio per te, un buon babbo. Neanche un amante, n un marito. Io vado.
Pinocchia
(irosa) Ma s, vai pure. Dove?
Geppetto
(allucinato) Dalla balena. S, dalla balena... anche se  impreciso dire balena perch la balena ha i fanoni che sarebbero come una griglia che un uomo non ci passa dentro, sar meglio dire capodoglio, anzi pescecane, che ha i denti e pu ingoiarti... (se ne va come un sonnambulo) La balena, lei nuota nel mare, con la bocca aperta e il plasmon le entra in bocca.
Pinocchia
Plancton, ignorante.
Geppetto
Sai tutto, te. Il plancton le entra in bocca. Sarebbe come se io potessi camminare e aspetto e... mi entra in bocca il cibo, ecco un pollo, gnam, una patatina, gnam... (mima di mordere l'aria) va' va' che sta arrivando il dolce... ostia l'ho mancato... (esce di scena) Pinocchia (resta un istante con la testa tra le mani)
Maledetto vecchiaccio, fallito. Mi ha rovinato la vita. (tira un calcio al mangianastri, che si accende. Risuona la canzone "clone clone") Ah, non la conosceva, eh? E questo cos'? il mio manualetto di istruzioni, modello Pin 452. Ma guarda,  pieno di note.  la scrittura di Geppetto (legge): "Oggi  arrivata Pinocchia, la mia vita  cambiata, (continua a leggere) Mi sto affezionando a lei, ogni giorno di pi". Be', mi era affezionato almeno. "Amo la mia Pinocchia, qualche volta mi fa arrabbiare ma  la mia gioia, la mia allegria." (stupita e felice) Geppetto mi amava, faceva il burbero ma mi amava. "Amo Pinocchia e non posso pensare che scada." Che scada? Ma non  possibile, io sono un modello indistruttibile... credo. Vediamo il manualetto, (sfoglia le pagine) dunque Pin 452 modello paracreaturale, memoria, alimentazione, manutenzione, durata, ecco durata, ecco qui: data di scadenza.  cancellata. No, ma non scherziamo... io non scado. Non ho mai avuto questi pro... questi proproblemi. Oh dio, parlo male, (le parte un braccio in un movimento strano) Cosa mi sta succedendo, ma dai  suggestione, non devo spaventarmi: ecco adesso far un test se la test, un test se la testa funziona. Rosso di sera bel tempo si pera, cio si spera. Perfetto. La teoria della gravit. La teoria della gravit dice che non  grave una bugia detta a met. No, non  cos, nonnnnonnonoooo... (sempre pi agitata) Una cosa facile, le pere. Enumerare. Esistono vari tipi di pere. La pera spadona, la pera passacrassana, la abate fetel, la pera suora, la pera culona, il pernod, il perigord, il perizoma, perdio ho perduto la peroria scadr perir perech perech. Geppetto mi amava e l'ho scacciato. Ho scacciato l'unico uomo che poteva salvarmi. Cogliona! Non avrei dovuto deriderlo. In fondo mi ha voluto bene... ma io lo cercher... come si cerca un figlio, ecco, come una madre cerca un figlio, (si butta fuori nella notte, buio, vento) Geppetto, Geppetto. Avete visto Geppetto. Come? In riva al mare su una barca. Ma non sa nuotare. L'ha rubata? Quello s,  capace. Anch'io prender una barca. Va bene, pago. Accettate un pagamento in pere? Da che parte  la balena? Babordo? Non so cos'. Nord-est? Non ho la bussola. Fanculo? S, lo so dov', ma vi prego aiutatemi. Geppetto, Geppetto, non dir pi bugie, dove sei? attento alla balena...
Un grande telo raffigurante una balena scende sulla scena, sigla musicale di una trasmissione televisiva. Geppetto  seduto, triste e sconsolato su una sedia. Entrano il gattogrillo e la fatavolpe, vestiti da presentatori.
Fata
Signore e signori, falliti e vincitori purch spettatori, eccoci qui per un'altra puntata di (insieme) Balena balena, che bello fare pena.
Gatto
E il caso pietoso che sottoponiamo al vostro buon cuore e alla vostra insaziabile curiosit  quello di un uomo che non voleva pi essere solo, che cercava calore e passione ma naturalmente non c' riuscito, ed eccolo qua, guardate, un vero rottame che ci racconter la sua storia.
Fata
Un applauso per Geppetto, (gli toglie la parrucca) L'uomo che disegna le pentole sui muri. Udite udite che miseranda vicenda. Egli ebbe un d una compagna, tale Pinocchia, ma tanto fece e tanto brig che...
Gatto
Che quella lo moll, se la svign nel paese dei balocchi e lo lasci solo come un cane...
Fata
E cosa fece Geppetto? Si rifece una vita? Divenne ricco? Bene, siamo collegati in diretta con la banca del signor Geppetto, ora sapremo a quanto ammonta il suo conto.
Gatto
(al cellulare)  sotto,  sotto (salta di gioia) tremila euro in rosso! Rovinato.
Fata
Ma si pu rifare se risponder a questa domanda da un milione. Chi ha scoperto la legge di gravit?
Geppetto sta per parlare ma suona subito il gong.
Fata
Il tempo  scaduto, peccato,  grave che non lo sappia. Qualcuno vuole fare domande? Laggi, dica: la domanda  come sta di salute il signor Geppetto?
Gatto
Male! Abbiamo qua in esclusiva le analisi del sangue del signor Geppetto ma che dico sangue, una mota, un limo di virus e bacilli, una brucamaglia di microbi, ottocento di glicemia, non  un uomo,  un krapfen, e guardate le ossa tutte tarlate dalla vecchiaia, si alzi signor Geppetto, faccia vedere la zoppia, fantastico, provi a ballare, non ci riesce.
Fata
(con voce dolce) Il signor Geppetto per sa fare bene una cosa: i burattini. Ve ne facciamo vedere uno: accidenti, si  rotto.
Gatto
Anche questo, (lo smembra)
Geppetto si agita, cerca di rimettere insieme i pezzi, si incazza.
Fata
Calma calma, si ricordi che lei  un ospite. Allora, Balena che pena, come sempre, stasera far una buona azione. Dovete sapere che Geppetto non  stato mollato solo una volta, la sua vita  piena di mollamenti, un materasso di vita. Prima di Pinocchia aveva una moglie, Zoe.
Gatto
Una moglie che lo lasci per un uomo pi sano, pi giovane, pi ricco e disonesto, un commerciante di legname all'ingrosso. Come criticarla?
Volpe
Ebbene, questa sera potrebbe darsi che questo amore che svan causando tanto dolore a Geppetto possa ricominciare, grazie a noi di Balena che pena.
Gatto
Guardi quella porta. Abbiamo chiesto dopo vent'anni a sua moglie se voleva tornare stasera con lei, ebbene... (stacco musicale, la porta resta vuota) ha detto di no. Non  venuta, mica scema... Applausi!
Fata
Ma ora un nuovo colpo di scena. Geppetto non  stato sempre solo. Aveva una strana, paradossale compagna. Una giovane della gatline, miao miao, Bella Melona 83 con cui passava momenti erotici intensi.
Gatto
Geppetto e Melona non si sono mai conosciuti. Ebbene, stasera finalmente possono vedersi in faccia. Geppetto, il momento  commovente: ecco qui Bella Melona. (gli mette in mano un registratore)
Voce sexy
S, piallami, fammi l'alesatura, Geppettone, sono la tua Melona sugosa...
Gatto
Ebbene s, era un nastro registrato, Bella Melona mor dodici anni fa ammazzata da un maniaco sui viali della circonvallazione.
Fata
Solo Balena che pena poteva darvi questa emozione.
Geppetto singhiozza.
Gatto
Geppetto piange. Che spettacolo meraviglioso. E con questo chiudiamo questa puntata di... (insieme) Balena balena, che bello fare pena.
Escono ballando sulla sigla. Geppetto resta sulla sedia. Entra Pinocchia.
Pinocchia
Geppetto... ma cosa fai qui?
Geppetto
Pinocchia... sei venuta. Non ci speravo. Va bene  una mezza bugia, ci speravo. Sei venuta perch hai capito che ti mancavo?
Pinocchia
S. Anzi no,  una mezza bugia, ho anche visto che, insomma, hai cancellato la mia data di scadenza, e non mi sento tanto bene, solo tu mi conosci, puoi ripararmi, puoi cambiare il chip.
Geppetto
Ma no, dai. Meglio finirla qui. Io sono vecchio e tu sei... consumata ecco. Perch ricominciare?
Pinocchia
Ma dai... la nostra libert, comunque un po' di libert ce la siamo conquistata, difficile, rabbiosa, litigando, ma ci siamo riusciti, tu volevi essere te stesso, io me stessa.
Geppetto
Te stessa me stesso, fa lo stesso adesso.  inutile.
Pinocchia
Tu non sei inutile. Sai fare dei bellissimi burattini, ho visto la faccia dei bambini quando li guardavano. E quegli zoccoli geniali. E facevi delle bellissime sedie. Una gioia per il culo...
Geppetto
Non lo dici perch scadi, vero? Be' s, si divertivano i bambini. E le mie sedie, sono robuste, puoi salirci in piedi... per impiccarti.
Pinocchia
Ma smettila. Un po' di grinta, Geppi. Tu mi hai insegnato a tener duro, come una quercia al vento, dicevi. Mi hai insegnato la differenza tra il pero giovane e il vecchio, tra il legno che brucia bene e quello che fa solo fumo... le differenze sono importanti...
Geppetto
E tu mi hai insegnato il nome delle stelle... e che bisogna ascoltare le favole ma non crederci troppo... che le favole migliori sono quelle che non danno ordini, che sono disinteressate.
Pinocchia
Non bisogna mai essere interessati: quando scade il mio chip?
Geppetto
Perch, vuoi che lo cambi? Cosa farai se non ti faccio scadere?
Pinocchia (gli bacia il naso)
Balleremo... E poi con la mia testolina e il tuo talento faremo un nuovo modello di zoccolo, per prendere a calci in culo i giapponesi e gli sfruttatori di pinocchi. Vivremo n vecchi n giovani, n carne n legno, ma liberi...
Geppetto
S, e diremo bugie nostre, artigianali, di legno, non quelle che ci insegnano gli altri. Dimmi una bella bugia tua originale.
Pinocchia
Non mi interessa conoscere la mia data di scadenza.
Geppetto
Ah, che bugia geniale. Scadi (consulta l'orologio) stasera tra cinque minuti.
Pinocchia
Ah, (ride) che bella bugia.
Geppetto
No, no,  vero, scadi stasera.
Pinocchia (strabuzza gli occhi, scuote la testa, zoppica)
Ma io mi senti benissimi perfettamenti intelligenti  una persecuzione dei giudici non sto perendo son perenne perep mi sento bene beneb.
Geppetto
Per caso ho qui il chip.
Pinocchia (rantola a terra)
...sotto il pero sei stato un grande perotico amante, giuro, o Isaac o Geppo, amore mio...
Geppetto le cambia il chip, la fa riprendere.
Pinocchia
Grazie. Io ho salvato tu, tu hai salvato mu.
Geppetto (scivola a terra, con una gamba che scalcia)
No. Anch'io ho una sorpresa. Scado stasera. Sono clonato anch'io. Guarda sulla schiena.
Pinocchia (guarda e grida)
No!
Geppetto
S, sono un modello giapponese, Geppettoyota... (crolla)
Pinocchia
Geppetto, Geppetto... non morire.
Geppetto
(con un fil di voce) ...ma che morire, basta cambiarmi le pile, ce le ho in tasca...
Pinocchia gliele cambia, Geppetto si rialza in piedi. Pinocchia crolla a sua volta.
Pinocchia
Please help me my chip is chop...
Geppetto
Ma no, si vede che hai una crisi di rigetto, dai che io so riparare tutto, fidati, ecco, va meglio?
Pinocchia si rialza, Geppetto crolla.
Geppetto
Hai montato male le pile. Mi spengo... addio...
Pinocchia (cerca di ripararlo)
Resisti non puoi finire cos... trova dei motivi per andare avanti.
Geppetto
S, ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Ho visto le mucche tornare nelle stalle di Orione al tramonto scuotendo i campanacci. Ho visto Nerio il muratore mangiare sessanta chili di salsiccia. Ho visto la nebbia scendere come un vaporoso sipario tra i pioppi. Ho visto un uomo solo al comando, Fausto Coppi! Ho visto i comunisti... quelli veri... (si rialza)
Pinocchia
Coraggio, ecco, ora le pile sono messe bene.
Geppetto si rialza, Pinocchia fa dei segni, annaspa.
Geppetto
Adesso che ci penso, era un chip usato, l'ho pagato la met.
Pinocchia (barcolla)
Taccagno, potevi spendere per un chip nuovo.
Geppetto
E me li dai tu i soldi, disgraziata?
Si sostengono a vicenda, in un buffo ballo.
Pinocchia
Babbino avaraccio.
Geppetto
Pinocchietta maledetta.
Pinocchia
Ignorante come uno zoccolo, c'hai i bacchetti in testa babbino.
Geppetto
Disgraziata, occhiacci di legno.
Si abbracciano, danzano.
Sipario

Didascalie:
Angela Finocchiaro, Ivano Marescotti e Gabriella Picciau in Pinocchia, 1 edizione (foto di Marina Alessi)
Ugo di Ghero in Dottor Divago (foto di Lauretta Cardone)
Stefano Benni e Paolo Damiani in Onehand Jack (foto di Roberto Masotti (c) Lelli & Masotti snc)

LE CANZONI DI AMLIETO

Canzone del cacciatore Gastone
pi non canta la pistola
metallica usignola
tace il vocion gentile
del mio fucile
ed il mitra non suona
la sua nacchera gitana
invano il cuore spera
com' triste la natura
quando nessuno spara
silenziosa  la bombarda
e la viril spingarda
muto  il rimbombo gaio
dell'amico mortaio
e la voce a me cara
dell'amica lupara
invano il cuore spera
com' triste la natura
quando nessuno spara

Il rospo e la rana (Il Jolly e Re Bonario)
Jolly
Disse il rospo alla rana
Bonario
Parapon zi ponzi po
Jolly
Sire se mi volete fare la spalla, fatela bene e leggete qui. (gli porge un foglio)
(canta e balla)
Disse il rospo alla rana
vieni nella mia tana
mio verde amor, ci bacerem
tutta la settimana
Bonario
(legge e canta)
Disse la rana al rospo
sei brutto come un mostro
o verde orror, io mai verr
in quel viscido posto
Insieme
Um-cra-um-cra um-cra-cra (danza saltellando)
Um-cra-um-cra-cra
Jolly
Disse il rospo alla rana
peccato mia piccina
perch ho nella mia tana
monete d'or, profumi Dior
e di lombrichi  piena
tutta la mia cantina
e per di pi nel mio grande show
cerco una ballerina
Bonario
Disse la rana al rospo
be', visto da vicino
non sei poi cos mostro
anzi sei un tipino
mi piace, amor, grattarti un po'
quel gozzo verdolino
vedrai che salti con te far
se mi lanci nello show
Insieme
Um-cra-um-cra um-cra-cra
Um-cra-um-cra um-cra-cra

La democrazia (Re Bonario e Regina Gudula)
basta parlare un po' al balcone
dire che abbiamo una missione
maggioranza
arroganza
e nessuno fiater
questo paese si ribella
sol se gli tocchi la scarsella
ma la democrazia
via, non scherziamo
la democrazia un bel d  volata via
la democrazia  come l'aria
cos naturale
necessaria
perci chiunque
pu sporcarla
e gettarla via
ne abbiamo di sintetiche
finte virtuali teoretiche
e pi ne discutiam
pi la dimentichiamo
io credo nella persuasione
nel poter della ragione
io sono per le sfumature
anche nelle torture
maggioranza
canti e danza
e ognuno lieto sar
guarda la piazza traboccante
c' il comico c' il cantante
ma la democrazia che mania
un bel d  volata via
 difficile comandare
ed ognuno accontentare
se ho l'auto blu
non l'avrai tu
maggioranza
arroganza
la maggioranza  dentro questa stanza
e la democrazia
 come l'aria
cos naturale
necessaria
perci chiunque
pu sporcarla
e gettarla via
popolo guarda la nebbia
addormentati piano
sogna che noi ti amiamo
amato popolo
plebaglia informe
popolo sei tu il sovrano
popolo sei tu il sovrano
com' bella la mia patria quando dorme

La canzone di Trendy
morire a colori in un film americano
con schizzi di sangue scarlatti
teste che scoppiano corpi disfatti
morire pulp morire splatter
morire con gli effetti speciali
ma morire cos, da normali
senza fare rumore,
che noia,  fuori moda
morire in tanti in un telegiornale
con il commento adeguato
di un inviato speciale
morire con l'audience, morire al rallentatore
agonizzare davanti all'operatore
ma morire cos, da normali
senza far rumore
che noia,  fuori moda
(coro)
Amlieto, che noia la piet
se non le fai pubblicit
morire sterminando la famiglia
il babbo il cane i nonni la figlia
e poi suicidarsi nel parapiglia
morire in gruppo, morire seriale
bruciarsi in mille perch il guru vuole
ma morir da soli, solo uno
che noia,  fuori moda
Amlieto che pena la piet
se non le fai pubblicit
morire d'amore o di sacrificio
innocenti in guerra o in pace con dignit
che cosa banale, che volgarit
voglio morire in diretta, perci
ho preso del veleno e morir
e sar morta, morta ma alla moda
e sar morta coi titoli di coda
come mi dona questo pallore
non voglio antidoto non voglio cure
non fiori ma........
fotografatemi pure!

DOTTOR DIVAGO

Entra un uomo, dall'aspetto triste e un po' allucinato...
Mi sei tornata in mente mentre guidavo in autostrada e ho dovuto fermare l'auto. Ho fermato l'auto non potendo fermare i pensieri, se avessi potuto fermare i pensieri avrei proseguito, ma tanto avrei ripreso a pensarti appena uscito dal casello.
E anche in questo caso i pensieri mi avrebbero seguito fino a casa e sarei rimasto tutta notte a pensarti, magari chiuso nel garage.
Cos mi sono fermato qui. Piove e la radio suona.
Cio qualcuno ha suonato, tanti anni fa, e adesso la radio trasmette quello che  stato registrato allora.
Volevo dirti.
Anzi voglio dirti, ma non posso dirti, posso solo dire perch tu non ci sei, anzi posso solo pensare perch dire, cio parlare ad alta voce, cos, da solo, mi spaventa.
Diciamo che, anzi dico che, anzi penso che:
Se tu fossi qui ti direi...
Ma se tu fossi qui non direi nulla, ti guarderei amoroso e perduto, ti accompagnerei fino a quel piccolo bar giallastro e malaticcio in mezzo alla piazzola di sosta, rifugio di camionisti Odissei dei Diesel.
L potremmo sederci e prendere qualcosa assieme.
Quando dico prendere intendo dire bere, naturalmente dopo aver pagato.
Prendere  un verbo che indica un gesto fisico, manuale.
Per esempio, si prende una decisione, moglie, freddo, velocit, coraggio.
(pausa) Mi sa che non ho azzeccato neanche un esempio. Va be', non  il caso di essere pignoli.
In quanto al prendere insieme... be', anche questo  inesatto.
Non si prende il caff insieme, con due bocche nella stessa tazzina, e non si mangia un panino insieme se non in casi di grande intimit, romanticismo e reciproche garanzie igieniche.
Avremmo potuto prendere, stando vicini, due bibite o caff o liquori diversi o anche uguali, ma in bicchieri diversi.
Ma che serve sognare. Piove e tu non ci sei.
O forse dovrei dire piovono perch non  una goccia, ma molte e inoltre non  che tu non ci sei, tu non sei qui ma sei sicuramente da qualche parte.
Sento, anzi immagino di sentire cosa diresti se tu sentissi le cose che ho detto (anzi che ho pensato); tu diresti: "Ecco, ancora una volta divaghi, ti perdi dietro le parole, parli, parli, e intanto il tempo passa e quasi non c' tempo per noi".
Cos dicevi quando stavamo insieme.
Insieme voleva dire a un metro, a volte due, a volte molto vicini, in certi casi... be', hai ragione anche tu, divago ancora una volta.
Comunque non ci sei, mi manchi, sto male, ho voglia di morire.
Ho detto le cose in quest'ordine ma nota che potrei anche dire cos:
Comunque sto male, mi manchi, non ci sei e ho voglia di morire.
Oppure: Comunque non ci sei...
Va bene, basta divagare.
Potrei chiamarti al cellulare ma so gi che la tua voce sarebbe fredda, cio non  che sentirei freddo all'orecchio, sarebbe il tono della tua voce a raggelarmi l'animo, la tua indifferenza, eppure avrei tante cose da dirti.
E se quel cellulare, magicamente ci facesse tornare vicini in una notte di pioggia, anzi di piovono, potrei dirti che ti amo e basta, senza divagazioni.
Naturalmente potrei anche dirti che  straordinario pensare a come sarebbe diversa la storia delle relazioni umane se il cellulare fosse stato inventato prima. Pensa alla storia della letteratura, pensa a Ulisse che telefona a Penelope: "Guarda cara, sono qua dai Feaci, ritardo ancora un po'" e lei: "S, questa  un'altra balla come quella della maga e dei maiali! Torna subito o mi faccio un procio per notte".
Questo ti direi e tu mi diresti... mi diresti che divago come sempre.
Ma stanotte no, non voglio divagare, mi sento troppo solo.
(drammatico) Si  sempre soli una notte di troppo.
(si arrabbia) Una frase cos bella e nessuno a cui dirla! Adesso provo a entrare l e magari la dico al barista.
Cos esco dall'auto, attraverso la piazzola, entro nel bar giallastro e malaticcio dove c' una telecamera spia che mi inquadra grandangolato tra merendine e giornali e dove c' un odore che ricorda te.
Credo che sia il detersivo.
Mi ricordo che una volta ti ho baciato mentre lavavi i piatti e continuavamo a baciarci e io ti ho detto: "Ma secondo te perch si dice detersivo e non detergente? Mica si dice ammorbidivo, smacchiativo, sbiancativo... si dice ammorbidente, smacchiante, sbiancante..." e tu hai detto: "Uffa, come sei noioso. Ancora una volta divaghi e ti incanti e non ti accorgi che", (mima) Come dice signorina? Ah, che sono qui immobile davanti alla cassa e sto bloccando tutta la fila? Ha ragione. Cosa prendo?... Be', signorina cassiera, scusi ma prendere  un verbo che indica un gesto fisico, si prende freddo, si prende quota, si prende una bella paura...
Giustamente per lei osserva che qua non vendete n quote n freddo n belle paure, ma solo caff eccetera... a parte che gli esempi erano di nuovo sbagliati...
Allora mi dia un caff in tazza grande, non saprei dire quanto grande perch non conosco le misure delle tazze di questo bar, diciamo pi grande del normale intendendo come normale... va bene, va bene, ma che modi!
Mi sbrigo, s, mi dia lo scontrino... anche se scontrino  un nome un po' assurdo per un leggerissimo pezzo di carta che non pu proprio scontrarsi con nulla, non trova, signore?
Va bene, va bene, mi tolgo dai piedi. E non mi insulti che sono gi triste di mio.
Eccomi qua davanti al barista la cui faccia ha il languore di un circo prima e dopo lo spettacolo e vorrei dirgli quanto mi manchi e quanto sto male, o quanto sto male e quanto mi manchi o quanto... eh no, in questo caso basta.
Perch i baristi sono abituati ad ascoltare certe cose senza battere ciglio. Gli dir quella bella frase di prima, ecco, s, ora gliela dico.
"Si  sempre soli una notte di troppo."
Non ha battuto ciglio.
Allora prendo, cio bevo un caff in tazza mediamente grande e improvvisamente nell'aria risuona la nostra canzone.
Nostra non in quanto ne riscuotiamo i diritti d'autore, ma in quanto , per noi, piena di ricordi, o almeno lo  per me.
Si chiama Killing me softly with your song (la canta stonatissimo)... te la cantavo sempre, ma non ricordo chi la canta. Vorrei chiederlo al barista ma lui continua a guardarmi in quel modo sospettoso e non  il caso di chiederlo a quei camionisti, ma la canzone mi segue fuori dal bar come un dolce fantasma e, a un tratto, un semplice gesto come aprire la macchina mi sembra pesante e capisco improvvisamente che non divagher mai pi, tutto  chiaro, limpido, riassunto in un'unica frase finale.
La cantante non  Aretha Franklin.
Scusate la divagazione, non  questa la frase finale. La frase finale : non posso vivere senza di te.
Quindi adesso attraverser il guardrail e mi butter sotto un camion o contro un camion o verso un camion, come preferite.
S,  l'ultima cosa che mi resta da fare, a parte il ricordare chi  la cantante di Killing me softly ma in questi casi, si sa,  meglio non pensarci e, prima o poi, il nome torna alla mente quando meno te lo aspetti.
Allora adesso mi uccider.
A meno che tu non chiami al cellulare diciamo entro un minuto.
Certo,  quasi impossibile dopo tre mesi che non ti sento, ma al destino va sempre lasciata una chance, anche se il destino sa sempre chi canta le canzoni... anche questa potrei dirla al barista cos mi ammazza lui e risparmio di buttarmi sotto al camion... ma non devo divagare.
Ho sessanta secondi di tempo per pensieri fondamentali e per fare il bilancio della mia vita con spaventosa chiarezza.
Il primo pensiero : per calcolare i sessanta secondi parto a caso o parto dall'inizio del minuto sul quadrante?
Perch poi quadrante se  tondo?
Ma non divaghiamo. Comunque la cantante non  neanche Mina anche se forse l'ha cantata in italiano... allora parto dal minuto esatto. Gli ultimi pensieri andranno dalle due e trentadue alle due e trentatr.
Pronti? Via!
Dunque, per prima cosa non ti lascio un biglietto perch in sessanta secondi non riuscirei a scrivere niente di conciso, potrei lasciarti un messaggio in segreteria tipo "Ti perdono", ma "Ti perdono" di che?
Oppure: "Il mio ultimo pensiero  stato per te", ma non  sicuro che vada proprio cos, perch il mio ultimo pensiero potrebbe esser per il camion: quanto  grosso, che bei fanali ecc...
Potrei lasciarti questo messaggio: "Indovinapa cosapa stopo per farepe?". A me piaceva molto questo gioco del porop finale... te lo facevo anche dieci, venti volte al giorno... a te piaceva un po' meno.
Vorrei andare via dal mondo con un bel ricordo. Ecco, s... tu appoggiata alla mia spalla, dopo aver ballato col fiato corto.
Ecco, i sessanta secondi sono scaduti e mi sento libero da ogni pensiero e divagazione ad eccezione forse del nome di quella maledetta cantante.
Scavalco il guardrail e il vento dei camion mi fa traballare.
Se mi fa traballare il vento sai cosa mi far il camion intero?
Ma sar un attimo, un breve folgorante attimo di dolore.
Sento, anzi immagino di sentire, la tua voce che dice: "Dai, non lo farai, divagherai ancora e non ti butterai sotto, farai delle gran elucubrazioni sui camion e ti tirerai da parte all'ultimo momento, provocherai un incidente o qualcosa di simile".
In effetti a pensarci bene, devo scegliere un camion grosso e veloce, non voglio una bottarella che mi storpi e poi non vorrei un camion che trasporti mucche o maiali perch frenando bruscamente potrebbero farsi male... "E al camionista non ci pensi?"... No, al camionista non ci penso, scontrarsi  il loro lavoro.
Vado, adesso vado.
Io credo che da come vedo ingrandirsi i fari che mi vengono incontro potrei calcolare pi o meno la velocit del camion sopraggiungente o versogiungente o controgiungente, oppure potrei scegliere prima la marca, gli Iveco sono molto veloci... magari per quando leggo la marca  tardi per decidere se va bene o meno.
Allora mi metto in mezzo alla corsia a braccia aperte mentre il camion arriva e urlo il tuo nome.
Il problema  che tu ti chiami Pierfrancesca Maria Antonietta.
Allora mentre dico tutto questo il camion magari fa in tempo a frenare oppure mi investe che non ho ancora finito di dire tutto.
Dir il tuo soprannome, "Piri".
Lo so che a te non piace, ma vienimi a dire qualcosa dopo.
Ecco, vado sul bordo della strada e vedo due fari che avanzano e mi sembra che avanzino a una bella velocit, direi che  un autosnodato. Calma e sangue freddo adesso, non pensare a niente, cos magari ti torna in mente il nome della cantante... non divagare almeno nell'ultima occasione, presto sarai solo polvere e tre righe su un giornale... per, un momento: i documenti li ho con me o in macchina? Perch se mi sfracellano magari ci vuole un mese per identificarmi e intanto tu...
Be' s, vorrei che piangessi.
Una lacrima, una lacrima sola e poi basta, in qualche giorno passer tutto, vedrai, sar solo un ricordo, una canzone senza neanche il nome della cantante. Certo, tutti i suicidi vorrebbero vedere il dolore di chi resta vivo, forse  un sentimento meschino, ma  comprensibile, inoltre sembra che chi si  svegliato dal coma racconti che, durante quella morte apparente, abbia avuto l'impressione di staccarsi da terra e di vedere il proprio corpo dall'alto mentre... porco cane, il camion  passato e l'ho perso, ma  meglio cos. Era un camion che trasportava gamberetti o fiori.
A proposito come viaggiano i fiori? Surgelati? Riscaldati?
Ecco, ecco, divago nuovamente! Hai ragione tu, star qua tutta notte senza trovare il momento per buttarmi, magari mi prender un raffreddore per gli spostamenti d'aria.
No, no, questa volta ce la far, per te, amore.
La tua testapa sulla spallapa, il tuo respiro dopo aver ballatopo, ci conoscevamo da pochi giorni, la notte, la collina e io ti ho preso il viso tra le mani.
...Ecco! Questo  un esempio adeguato di prendere, finalmente!
Salto in mezzo alla corsia o almeno circa in mezzo, non ho un metro per misurare e vedo un camion che si avvicina ancora pi veloce del precedente.
Sento il rumore minaccioso del motore e vedo gi la scritta sulla cabina: Autotrasporti...
Autotrasporti Flack!... Flack! Roberta Flack!!
Cos si chiama la cantante della nostra canzone!
Vedi, basta non pensarci ed ecco che torna alla mente cos, all'improvviso, quando non te l'aspetti.
"Killing me softly with this song..." canta Roberta Bonk.
No, non Roberta Bonk, Roberta Flack. Ma forse "Bonk"  il rumore del camion che mi ha appena centrato. Ammesso che io abbia un centro perch...
Ma non divaghiamo. Addio amore. (stramazza)

IL CARNEVALE DEGLI INSETTI (melologo)

Parte uno
Coro di grilli.
E resteranno i grilli a cantare
Quando l'ultima stella sar spenta
Il grillo musico che fa del suo corpo corda e arco
Il grillo che i poeti e i morti sanno ascoltare
Il grillo con una zampa d'amore e una di pena
Il piccolo peccatore, il notturno santo
Quando tutto sar notte, rester il canto
N lamento n gioia, n riso n pianto
Quando tutto sar visto, consumato, scoperto,
Rester dei grilli l'ostinato concerto

Parte due
Entra lo scarafaggio, scherza con l'orchestra. Si rivolge al pubblico con aria seriosa.
Bacio le mani a tutti voi vertebrati tetrapodi della classe mammalia e dell'ordine dei primati ominoidei bisessi. Lo so, suona peggio che signore e signori, ma le classificazioni zoologiche valgono per tutti. Mi presento: sono un invertebrato esapode della classe insetti e dell'ordine degli pterigoti sottordine blattoidei. Ho corpo parzialmente coperto dal prototorace, ali anteriori membranose, tarsi pentarticolati, sono viviparo, cosmopolita, endogamico, ho molti nomi scarafaggio, vecchia, bacarozzo, scarafone, cafard, cockroach, beatle, shabe, carrabusu, neruzza, rigamuri, quaquara, e soprattutto blatta, esistono di me tremilacinquecento specie e, per ogni esemplare di voi umanoidi, sulla terra ci sono diecimila di noi. E siamo ognuno diverso dall'altro.
Non ci avevate pensato, vero? Certo, voi siete troppo occupati da altri nobili altissimi progetti per guardare la variet meravigliosa che brulica ai vostri piedi e vola sopra la vostra testa. Siete occupati dal grande compito di custodire e salvare la terra e noi vi siamo grati, perch salvando la terra salverete anche noi. Perci vi porto il saluto preoccupato dei mille e mille piccoli esseri il cui destino  nelle vostre mani. La nostra vita di pochi giorni, breve per voi ma lunga per noi.
Vi porto perci il saluto degli epterigoti archeognati e zigentomi.
Degli emimetaboli plecotteri e nototteri.
Dei tarli mallofagi e dei pidocchi anopluri.
Dell'orrido ragno e della coccinella vezzosa.
E dell'ape industriosa che fa il miele di rosa.
Per santo Linneo santo Macaone rodi rosica vola pungi rotola ronza rotola mastica mellito merda amen zzzz.
E vi porto il saluto degli odonati. Le libellule, elicotteri di velluto che non conoscono missioni di guerra, cinquemila specie, ogni volta che inquinate un fiume sono le prime a morire.
E ricordatevi dei fratelli embiotteri tropicali caratterizzati da cannibalismo sessuale, mangiano il partner. Invece di fare come voi che chiedete gli alimenti dopo, loro li chiedono subito.
E ricordate gli efemerotteri che hanno nel capo (tutto in un fiato) una struttura enigmatica, detta organo di Palmen consistente in un accumulo concentrico di strati di cuticola cheratinosa posto nell'anastomosi mediana tra quattro tronchi tracheali. Voi ce l'avete? Be', sono quelli che volano sul pelo dell'acqua, nascono, non mangiano mai, neanche una volta nella vita, muoiono digiuni. Ma che vita ?
Per santa Blatta santa Papiria rodi rosica vola ronza canta pungi grattati succhia fiori sangue amen zzzz la vita  dura zzz.
S, la natura  bella se la vedi da lontano, o ben riparato, come un bel panorama. Ma entraci dentro, nell'erba nella corteccia nel fango scava fino in fondo dove brulica e s'arrotola il verme insetti e poi risali nell'aria intrisa di veleni e di uccelli predatori e l dobbiamo sopravvivere noi scava gratta ingoia scappa zzzzzz. E voi classificate la nostra vita con nomi greci e latini e ci imprigionate in provette dove crepiamo gasati dall'etere, imbalsamati e infilzati con spilli, per carit non  crudelt, si chiama scienza, si sa. E qualche volta ci sfruttate pure. S, perch noi talvolta siamo utili. Utili a chi? Utili a voi, naturalmente. Cosa succede? (lo copre il suono di un grosso ronzio, va a vedere che cos', scompare dietro l'orchestra)

Parte tre
Rientra vestito da ape, grossa pancia giallo-nera e pelosa, in mano una grande ventosa da idraulico. Si rivolge al pubblico con aria di sfida...
Guarda l i lavoratori... comodi eh, seduti... e noi a lavorare. A lavorare cosa? (si presenta fieramente) Ape operaia Mieloni numero matricola unmilioneottocentosette, alveare quindici terzo sciame reparto estrattori eucalipto acacia ginepro piante fiorifere.
Centoquanta milligrammi di miele ho fatto oggi centoquaranta mentre voi l belli seduti spaparanzati e vola di qua e pop (con la ventosa) tira fuori il grezzo e su, vola di l dal gelsomino e controlla e pop, stappa e via, e torna all'alveare e fuori nel bosco di nuovo e pausa a mezzogiorno, un bel panino col polline e via ancora vola stappa succhia e lavora zzzzz.
E tutto intorno e i grilli che cantano e fanno un cazzo e le cicale che friniscono e fanno un altro cazzo e le vespe, come le odio. Col vitino da vespa, che fanno un cazzo anche loro. Se loro pungono, non gli succede niente, ripartono e ripungono, se noi pungiamo ci si stacca l'addome e crepiamo. Perch? Perch noi ci crediamo. Crediamo nella nostra missione, noi diamo fino all'ultima goccia di sangue e di miele, noi siamo la classe imenottero-lavoratrice.
Guardali l (al pubblico e all'orchestra) che bei tulipanoni, vi conosco a voi. Entrate nel negozio e chiedete: ce l'avete la pappa reale? Ma questo propoli fa bene? A voi s! Voi vi curate col propoli, noi ci si ammala. La cera d'api per il viso. Voi ringiovanite, noi si invecchia. Il miele. Per voi  dolce, ma per noi...
Canta con voce da baritono la romanza del miele
Ci che per te  dolce per me  amaro
Ci che per te  soave goccia di miele
Per me  fatica crudele
Deh non dimenticate
Il lavoro dell'ape
Nei petali fedele
Miele, miele crudele
Ma non ci lamentiamo, non  nostra abitudine. Noi si lavora, si produce. Per chi? Per l'ape regina? No, siamo una cooperativa. Tre miliardi di iscritti. La migliore del settore, l'Acacia eucalipto ginepro gelsomino millefiori tutta roba genuina, fiori delle nostre parti. Salario? Mai una lira, perch il padrone... volevo dire la legge di natura ha voluto cos. Stappa lavora succhia, vola ronza lavora zzzzz, ronza sgobba ciuccia da rosa a rosa ape industriosa, (si blocca, ascolta crescere un tema musicale, il tema delle cicale) Ecco, se c' una cosa che ci fa girare le antenne  questa musica... la sentite?  lei, l'auchennorinchia magicada septemdecim, per gli amici Cicala, la sfaticata del cosmo. Mica solo le formiche ce l'hanno con le cicale. Anche noi api. Le formiche stanno a terra, noi ci voliamo vicino alle cicale canterine.
Zitte! Basta! Andate a lavorare, borghesucce! (la musica non smette)
Ah,  cos? Vi faccio sentire io.
Prende la bacchetta, si mette a dirigere l'orchestra e fa partire una specie di sghemba Internazionale vibrante di ottoni, che copre il tema delle cicale, poi tutto si unisce in un magma, una musica beffarda.
(stanco e triste) Non  pi la stessa musica. C' qualcosa che non capisco pi. (canta)
Ci che per te  dolce liquido oro
Per me  il sudore amaro del mio lavoro
Ci che per te  soave goccia di miele
Per me  fatica crudele
Deh non dimenticate
Il lavoro dell'ape
Miele amaro
Miele avaro
Miele, miele crudele
Esce tristemente seguito dalla musica, ma ne approfitta per tirare una mazzata all'orchestrale cicala-capo, che potrebbe suonare uno sciecareddu.

Parte quattro
Rientra la blatta.
Scusate il mio amico ape, ma lavora troppo. Avrebbe bisogno di una vacanza, ma noi insetti non abbiamo vacanze. Se uno vive un solo giorno come fa a fare un weekend?
Non vorrei ribadire, ma noi insetti si fa una vita misera, rischiosa e spesso voi non ci volete bene, anzi ci fate del male, molto male.
Colgo l'occasione per ricordare con dolore i miei tanti fratelli caduti per Baygon, pesticidi, carta moschicida, Ddt, zampirone, gabbie elettriche, ricordo i milioni di blatte cadute sotto i colpi delle vostre pantofole con questo rumore: crrraaaack.
Vi fa senso? Se fa senso a voi, figuratevi a noi.
Ronza scappa vola pungi respira piretro veleno napalm ahim.
Ci schiacciate perch per voi siamo brutti. Ma anche voi visti da quaggi mica siete belli.
E quante leggende inventate! La mantide religiosa, che mangia e scopa insieme, un sogno di molti di voi immagino zzzzz. Ma sapete perch si pappa il marito? per avere nutrimento per i figli, poverina, (piange) Mi commuovo.
E la cimice che puzza? Ma se non puzzasse la mangerebbero tutti, no?
Per santa Papiria santo Cerambice schizza sporca ronza rosica pungi mastica sangue merda zzzz.
Ma no no, niente lamenti, lamentarsi  roba riservata a voi uomini, noi accettiamo il nostro minuscolo destino e sappiamo anche essere allegri, in natura c' ogni delizia e ogni gioia, in natura non c' noia, noi sappiamo rinascere, noi sappiamo essere felici. Festa festa, in alto i cuori e le antenne, si vola si vola, (sente musica e vola dietro l'orchestra)

Parte cinque
Rientra come bella farfalla, con grandi ali colorate accennando dei buffi passi di danza.
E uno e deux e trois e quatre... E uno e deux e trois e quatre... cos anche voi, leggeri, morbide le antenne, su le elitre, en plein air, (potrebbe parlare con accento francese) in alto le ali, leggeri, danzate, ma che bipedi pesanti ma che vermoni mi sembrate, su con le alette, e uno e due e tre. Voil. Noi si vive un sacco di tempo imbozzolati tetri immobili da bruchi, da larve. Ma una mattina voil si diventa papillon, via alle danze e si vive dodici ore alla grande, da farfalla. Dodici ore e poi, trac, morti. Le grand sadic de l'Universe, il grande coregrafo del creato, l'ha pensata cos. Ma in quelle dodici ore noi ne facciamo di tutti i colori, (balla) Danza del mattino, della giovinezza, questo  il passo... controvento, controvent... passo della rosa... passo dell'ortica, poi c' il pomeriggio, poi viene la sera e alla sera ci sentiamo romantici e... (si blocca, vedendo una delle coriste vestita da marghertona)... e ci innamoriamo (balla) danza del corteggiamento. (canta)
Grande cuor ma breve ora mi diede la natura
Breve amore posso dare perci non esitare
Grande fiamma brucia in fretta margherita timidetta
Cuore amante non aspetta apri i tuoi petali a me
Grande cuor ma breve ora mi diede la natura
Tutto ci che ho vissuto ti regalo in un minuto
Mille baci vorrei darti ma uno solo mi  concesso
Uno solo e non domani uno solo e sar adesso
Dimmi che m'ami, meno otto, sette, sei
(a ogni numero si indebolisce)
Dimmi se ami i bei colori miei
Dimmi se m'ami meno cinque, quattro, tre
Dimmi se nel tuo cuor per me un posto c'
Dimmi se m'ami meno due
(ansima)
Apri le braccia tue
Dimmi se m'ami meno uno
(rantola)
Come te non amai nessuno
Dimmi se m'ami davvero, meno zero
Quanto ti ho amato ma il tempo  scaduto
Destino ingrato volo spezzato amor consumato
Stramazza. La margherita con voce flebile finalmente gli risponde.
Ma s che ti amo.
(la farfalla da terra alza la testa e dice) Muoio felice ma un tantino anche incazzato.
La portano via, come in barella, con una musica del funerale. La margherita piange, subito consolata da un orchestrale.

Parte sei
Rientra la blatta.
Non  bello quello che avete fatto al farfallone. Voi mammiferi umani misurate tutto col metro del vostro tempo. Se voi avete fretta, il mondo ha fretta, se aspettate, il mondo deve aspettare. Ma a noi non piace marciare sempre al vostro tempo, sappiamo anche ribellarci, sappiamo difenderci. Possiamo diventare pericolosi.
Penso alle mie amiche tettigonidi ovverosia le locuste, ce ne sono diecimila per ogni umano, hanno mandibole arcuate e tibie anteriori dotate di aculei raptatori.
Mangia mastica ingozza trancia ingoia glum mais erba fiori sangue merda zzzz.
Attenti razza eletta alla tettigonia verrucivora mangiatutto, prati boschi, corteccia e foglie, crosta e mollica, pi sparate pesticidi pi loro diventano forti, guarda lass la nube, lo sciame, la piaga biblica, sentite il rombo di miliardi d'ali, possono volare fino a seimila metri di altitudine, se volessero potrebbero distruggere in un giorno tutto il raccolto di grano europeo.
E i pidocchi mallofori e i ditteri mangiamerda possono impestarvi di malattie, tifo esentematico e febbre quintana e bubbone carachegno.
E le cimici e i tafani trasmettono le malattie della Leishmania e della splenomegalia tropicale.
Pungi divora mastica succhia ronza avvelena e fai un milione di uova che pungeranno divoreranno succhieranno zzzzz.
Si ode il tema della zanzara acutissimo. La blatta fa finta di avere paura.
Oh no, lei no,  terribile, fuggite, fuggite.

Parte sette
Entra la zanzara.
Sono l'anofele, alias zanzara. Il pi clamoroso esempio di creatura con dubbia utilit della creazione. Dopo che mi ha fatto Dio voleva eliminarmi, ma son scappata. La notte stessa mentre dormiva zac zac l'ho riempito di ponfi.
Sono indistruttibile. Fate i vaccini contro la malaria, io divento immune.
Mi attaccate con gli aerei disinfestanti, io nascondo le uova sottoterra, ti.
Per mille di noi che schiacciate noi facciamo un milione di figli, di zanzarini rompicoglioni.
E mentre voi dormite belli tranquilli, col vostro zampirone fumogeno, noi si arriva in apnea, con questa (mostra una siringa) vi si fa l'anestesia e vi si succhia.
Vola pungi tracanna bevi sbronzati globuli plasma ematurie aaaaaaah.
Poi ci schiacciate e dite che orrore,  piena di sangue.
Il solo sangue che vi fa veramente orrore  il vostro, quello che vi esce dal nasino.
Quello degli altri, a giudicare dai vostri film e dalle vostre azioni, non vi fa tanto orrore.
Sciagure del cosmo, mammiferi nocivi, sanguinari e guerrafondai. (cerca di mordere il direttore d'orchestra) Noi siamo milioni e possiamo colpire tutti insieme. In sciami in plotoni in squadroni, comunicando a ultrasuoni. Perch tra noi insetti siamo solidali, non come voi, non ci si fa brutti scherzi tra noi... (viene catturata improvvisamente da una rete)
Aiuto, una ragnatela liberatemi... aaaaah...noooh... (qualcuno la tira via dal palco, dentro la rete)

Parte otto
Appare il ragno, con un pezzo di rete e un pezzo di costume di zanzara in bocca.
Buona, un po' magra, ma buona.
(guarda il pubblico) Niente paura: sono l'epeira ananke, ragno crociato, ma non temete non ho una ragnatela cos grande da catturarvi tutti. E non sono velenoso. Forse.
Vi chiedo scusa se il vostro presentatore la blatta attualmente si trova... invischiato in un brutto problema, in una ragnatela di contraddizioni, (ride) S, lui parla troppo,  troppo diplomatico. Lui rappresenta gli insetti rassegnati e remissivi. Io sono un tipaccio alquanto diverso.
Parlo a nome dei cattivi, i ragni e gli scorpioni, settemila specie velenose, ognuno  un guerriero invisibile che pu entrare nella vostra casa, l'androctonum o scorpione del Sahara  velenoso come un cobra, la malmignatta passa dentro una cruna d'ago e vi uccide in un minuto, il ragno scimmia vi entra in gola e vi soffoca.
Mordi mordi, il fiato manca, e il tempo breve mio diventa tuo aaahhhhhh.
Alcuni di noi portano fortuna, la palanca dei muri, il ragno delle roselline. Ma proprio come tra di voi, tra noi esistono i cattivi, i velenosi. Voi spesso adorate i peggiori tra voi, coloro che portano morte, perch non potreste amare i peggiori di noi?
 vero, siamo velenosi e assassini, uccidiamo, ma non cerchiamo scuse come voi.
Essendo insetti non uccidiamo in modo umanitario n in modo intelligente. Uccidiamo e basta.
Paura? Ci puntate contro le vostre enormi armi? Ma noi siamo quasi invisibili, non potrete sentirci arrivare, abbiamo piccole zampe di velluto, scivoleremo silenziosi, dentro i vostri bunker e le vostre case blindate, invisibili come rimorsi.
Mordi mordi e ansima gonfiati e vomita e crepa il tempo breve mio  diventato il tuo.
Il destino della terra sta per cambiare padrone.
Sentite questo rumore? Dal cielo piomba la nostra aviazione, le locuste le vespe i tafani. E questo frastuono corazzato? Arrivano i giganti, le truppe pesanti, carabi celemoni e scarabei, il macrodontia cervicornus, il megasoma elephas, il dymastes hercules, lunghi fino a quindici centimetri, che spingono palle di merda sopra ognuna delle quali c' un plotone di formiche ognuna delle quali  in grado di sollevare cento volte il suo peso, un esercito di formiche si carica in spalla le vostre rampe missilistiche e le butta in mare, altre si infilano nelle fibre ottiche dei vostri computer e li sgranocchiano, su tutti gli schermi cibernetici neanche pi un dato, solo un brulicare di formiche che fanno ti ed escono i vermi e si mangiano anche la mela della Apple...
E lo sapete, vero, qual  il cibo preferito dai vermi?
E poi verr buio, ma noi ci vediamo al buio e avremo per riflettori le lucciole, anzi i luccioli, perch sono i maschi che fanno luce, ignoranti, non sapete niente di noi, verranno i pitofori e i luccioli a illuminare ci che resta della vostra citt.
E poi arriver io, il generale Veleno. Su un geofilomorfo cieco, uno scolopendrone con novantun zampe, enorme, peloso, io, generale degli insetti, arriver e dir: avanti, fratelli vespe e formiche e scarafaggi! Ognuno di noi conosce com' fatta una casa umana, e i diversi obiettivi. Fili elettrici, cibarie, riscaldamento. Rosica mastica divora trancia ingozza avvelena sabotaggio zzzz.
E voi starete dietro la porta, terrorizzati, come noi nella tana. E vi chiederete che ne sar della razza umana, del mondo. Questo mondo che avete disprezzato, sporcato, umiliato, crivellato di guerre in nome della vostra superiorit, perch vi siete eletti custodi e padroni, voi vertebrati tetrapodi mammalia ominoidei.
Be', visti i risultati, il mandato vi viene ritirato. Siete nocivi. La terra ce la riprendiamo noi.
Guardate alla finestra. Il sole  oscurato da miliardi di sciami. Guardate sotto i vostri piedi, cos' questo piccolo rumore, questo brulicare? Per terra, ovunque voi guardate, c' una macchia nera che si stende, il mare delle blatte, un oceano di antenne che dondolano, di elitre che vibrano, di ferormoni che schizzano, di mandibole che masticano e si avvicina a voi col rumore di una bufera e...

Parte nove
Si toglie il costume e torna la blatta.
Scherzavo. Scherzi di blatte. C'eravate cascati? Ma no, noi sappiamo stare al nostro posto. La Bibbia lo dice: e tu uomo assoggetterai gli altri animali. La Bibbia l'avete scritta voi e anche il Corano e anche i trattati di Entomologia e noi vi crediamo. Baciamo le mani, niente scherzi col Baygon, eh... In fondo viviamo nelle stesse case, nelle stesse citt. Amici, vero? Dammi qualcosa da mangiare, dai, fammi l'elemosina di una briciola. Vuoi comprare? Una caccola di formaggio vecchio. Ti interessa una mosca morta per esca? Compri? Coccinelle allucinogene, farfalle da collezione, grilli in gabbietta. (raccoglie da terra un pezzo di ala) Guardate com'era bella la falena. Guardate il disegno delle ali. Ma gi. Voi non amate la variet meravigliosa. Peccato. Il mondo  cos pieno di vita, di fiori e succhi e odori e merda. Senza voi uomini cosa sarebbe? Non andrebbe avanti, resteremmo solo noi, gli insetti. Sarebbe un mondo (pausa) meraviglioso. Buonanotte, vertebrati e vertebrate, (guarda minaccioso) Ronza vibra pungi mastica vola succhia fiori sangue zzzzzz. Attenti a voi.

Parte dieci
E resteranno i grilli a cantare
Quando l'ultima stella sar spenta
Il grillo canoro che fa del corpo corda e arco
Spiritello musico in un sipario d'erba
Il grillo, respiro inquieto della terra
Il grillo che i poeti e i morti sanno ascoltare
Il grillo con una zampa d'amore e una di pena
Il piccolo peccatore, il notturno santo
Quando tutto sar notte, rester il canto
N lamento n gioia, n riso n pianto
Quando tutto sar visto, morto, scoperto
Rester dei grilli l'ostinato concerto.

GRIMILDE

Scena: una stanza antica con broccati rossi, al centro un computer con lo schermo incorniciato da fregi barocchi dorati. Su un fornelletto, bolle un pentolino. Entra Grimilde, mantello nero, calotta nera sui capelli, che poi potr togliere.
(si siede, digita sul computer) Specchio, specchio delle mie brame, chi  la pi bella del reame?
(osserva i dati irosamente, scaglia il mouse a terra) Ma cosa devo vedere! Ma chi le fa queste classifiche? Ma leggi qua: questo mese il titolo di pi bella del reame va alla contessa Velina Carabas, promessa sposa del duchino Piermaria, la donna che ha incantato la mondanit di corti e festival con la sua eleganza e la sua classe. La nobildonna, nata trentasei anni fa a Salamanca... Trentasei anni? Ma se eravamo a scuola insieme, trentasei per narice,  mia coetanea (si interrompe, si vede scoperta), voglio dire, eravamo a scuola insieme ma lei era pi avanti. Ma guarda qui la foto, ma cosa s' fatta, altro che il naso, questa s' rifatta tutta, questa l'han smantellata e riedificata, guarda i seni, era piatta come una lapide e adesso ha dei promontori, e il culo? c'aveva il culo che strisciava per terra, doveva metterci le rotelline come il triciclo e guarda qui che culino all'ins, il culino alla francese c'ha. Ma qui ci sono volute settimane di chirurgia plastica, ma che dico chirurgia, magia. Si pu essere cos fasulli? mi viene una rabbia... E io dove sono, specchio maledetto? Neanche nelle prime dieci sono. Ma si sa che le classifiche sono truccate, le fa il conte Dolcetto che primo non gli piacciono le donne ma gli scudieri, secondo  cugino in primis guarda caso del promesso sposo di Velina, il duchino Piermaria.  tutta una mafia, una camarilla. Neanche tra le prime dieci mi hanno messo e che faccio adesso, le ammazzo tutte queste rivali? Con Biancaneve era pi facile. Una contadinella. Bella per eh, l'andai a vedere al concorso miss Fragola, fresca, una bellezza da educare, da truccare, un sexy un po' stallatico, diciamo cos, ma genuina, belle poppe, tutta roba sua. Se l'ho ammazzata? Ma che ammazzata. M' bastata una telefonata, quella viveva con sette piccoli neri, minatori, neanche uno col permesso di soggiorno, ho chiamato gli armigeri e via, cacciati dal paese lei e i suoi nanetti. La mela velenosa? Ma che libri leggete, ammesso che leggiate ancora libri? Da sempre in questo reame non c' bisogno di avvelenare le mele, ci pensa il contadino di suo, ci mette tanti di quegli antiparassitari che puoi sentire i vermi rantolare dentro. No, allora era pi semplice. Una lettera anonima. Che ci fa una ragazza sola nel bosco con sette uomini? C'era mica tanto da scherzare con la moralit, allora. Biancaneve... quasi la ricordo con nostalgia, cos ingenua. Le provinciali di adesso te le raccomando, certe faine... Arrivano in citt che gi sanno ballare, cantare, e altri optional. Arrivano a corte, un inchino di qua una culandrata di l, il ciambellano giusto ed eccole dame in poche ore, anzi come si dice adesso Vip (rimesta nella pentola, assaggia) ma che sapore sciapo, e lo sapevo, non c'avevano le ali di nottola e c'ho messo quelle di pollo, sembra facile ma sapeste com' diventato faticoso fare una pozione magica! Intanto non si trovano gli ingredienti. Gli occhi di drago bucefalo. Gi bucefali ce n' pochi qui, li massacrano perch ci fanno i pantaloni per i divi del rock, quei pantaloni stretti lustri di moda, loro alla moda e il bucefalo al camposanto, una volta qua era pieno, volavano come rondinoni, e facevan fumo dalla bocca, adesso ce n' solo tre allo zoo poverini, tristi coi turisti che si fanno arrostire le salsicce col fiato e loro puff che fanno la loro vampatina, se no non gli danno da mangiare. Un destino da barbecue. Anche i dracucunculi, quei draghetti verdolini che c'han l'occhio che  una prelibatezza, ora son razza protetta, ti vendono l'occhio di drago, invece  di vitello, che schifo. Le lingue di serpente, ventimila al chilo al mercato e insipide, che invece ai miei tempi... E basta dire "ai miei tempi". Ai tempi di quella Velina sposa al duchino vestita di bianco la verginella di Carabas ma guardala che sorride a bocca larga e ce l'ha larga perch ne hai fatta di ginnastica con quelle labbrone una volta mi ricordo che... (si interrompe, si ricompone) scusate, per un momento ho avuto la tentazione di una volgare ciarla, un pettegolezzo... ma non  nel mio stile, son sempre una regina io, anche se decaduta. Una volta quando entravo a corte io, era come un vento gelido... come se tutti i colori s'annebbiassero... mi portavo dietro la paura, una nuvola che copriva tutto... e anche il re mi temeva... "Strega Grimilde, regina della torre nera e della palude dei lamenti, si accomodi." E intorno a me sentivo bisbigliare: " malvagia,  perfida,  cattiva, cattiva... strappa il cuore dei suoi amanti e se ne ciba". Non era vero niente. Qualche schiaffone a qualche amante che ci godeva pure. E anche il re, quando entravo in camera sua, con la frusta... No, no, non parlo, sono una strega gentildonna. E allora c'erano vere streghe malvagie, si rischiava la vita, il rogo, la galera. Adesso cosa rischi? Che ti tolgono il programma in prima serata, rischi che il tuo protettore perde il posto di sottosegretario, rischi che i fotografi non ti fotografano pi. Streghette da calendario, trasgressive la met di un mezzo nano, (irosa) Velina Carabas la pi bella del reame, ma dai, quella porcellina ritinta. Io ero bella! Tanti anni fa, ero bella come una vampira, come una notte di bufera. Poi allo specchio ho visto le prime rughe. E poi un po' di ciccia qua, un po' l. Allora non si chiamava cellulite si chiamava ciccia. E le amiche mi dicevano: vai, fai un po' di moto, vai a piedi, sempre su quella scopa. Ma io c'avevo le mie pozioni di giovinezza. Altro che lifting. Mi facevo tutto da sola. C'era una pozione che si chiamava Venti via. C'era dentro: il bucefalo fresco, sfilettato, poi una manciata di erba carogna, poi c'era... non mi ricordo, guardo nel ricettario, (tira fuori un libro polveroso) allora: (legge) prendere un teschio di bucefalo ermafrodito morto in una notte di luna, soffriggere finch sia bello scurito, aggiungere ali di farfalla saturnia, due occhi di rospo, un dado da brodo Belfagor, c'era la pubblicit anche allora, una manciata di erba carogna, uno stronzetto secco di cane di nonnaccia cattiva, uno stronzetto secco di nonna con cagnaccio cattivo, e guarnire con codine di surmolotto di fogna. Bere a testa in gi pronunciando le parole "se invecchiare non vuoi mai, bella e giovane sarai / bella mia, venti via". E la pozione ti toglieva di colpo vent'anni! Caro chirurgo plastico, toglili tu vent'anni in un colpo. Perch ho smesso con le pozioni? L'ho gi detto: gli ingredienti. Il surmolotto, il ratto di fogna, adesso sa di detersivo. L'erba carogna ormai si trova solo in qualche camposanto in Irlanda. I pipistrelli non sono pi quelli di una volta. Ma soprattutto, vedete, alle pozioni bisogna crederci. Bisogna che tu ti trasformi non solo fuori, ma anche dentro. Via venti anni... bella mia, venti via. Magari non ringiovanivi proprio di vent'anni, qualche ruga restava, ma ti sentivi piena di vita, cattiva, curiosa, si usciva fuori alla luce della luna, a fare qualche cattiveria a chi se la merita, che  quasi essere buoni fare cattiverie a chi se lo merita, no? Biancaneve se lo meritava? No, infatti un rimorsino ce l'ho, ma l'invidia, che bella cosa l'invidia, come la invidiavo e come ammiravo la sua bellezza. Quando lei  andata via, coi suoi sette emigrantelli, quando nel reame siam diventati tutti alti, eleganti, ben vestiti, allora forse ho cominciato a invecchiare. Vedendo che per quanto mi sforzavo a esser cattiva c'era gente molto pi cattiva di me. E cos' mai una mela avvelenata? Guarda quella fabbrica l fuori dalla finestra, che fumo nero, mille volte quello del mio pentolone. Senti questo stridio, questi gemiti?  l'autostrada, proprio sotto al castello. All'inizio il rumore mi faceva diventare pazza e io urlavo: "Carri di metallo, io vi lancio la maledizione, io vi dico che entro l'anno uno di voi morir". Uno all'anno? ne morivano trenta alla settimana, senza che io li maledicessi, si schiantavano uno contro l'altro come stregati, ai duecento, con una luce diabolica negli occhi, mi chiedevo quale demone, quale stregone li ha resi cos folli, prigionieri di questo inferno, quale sortilegio li possiede. Un giorno ho visto la pubblicit delle auto, ho capito. Come vivo? Male, i gioielli li ho venduti, servit non ne ho pi. Il castello  andato in rovina. Ho provato a fare un agriturismo, ne ho avvelenati due il primo giorno, mica  facile passare dalla zuppa di batrace alla ribollita. M'hanno chiuso, "non ha il permesso d'igiene signora Crimilde, ci dispiace". Crimilde, con la "c", mi chiamano. C'avevo due fantasmi bellissimi, un cavaliere decapitato e una dama ululante, li ho dovuti vendere, a un petroliere americano, che li tiene nella sala del biliardo. Lo specchio? Un giorno arriva un giovane stregone, elegante, distinto. Mi dice: "Signora Crimilde, questa  roba vecchia. Il suo specchio sa appena quello che succede da qui al fiume. Ma il mondo  grande, signora, e pieno di cattiveria, vuole sapere fin dove arriva la cattiveria? si prenda questo computer, ci sono siti segreti, catacombe dell'anima che lei non immagina nei suoi peggiori incubi, siti di orchi, di necrofili, di adoratori del diavolo. Basta una parola magica per entrare". Era vero. Cosa ho visto! Ho spento lo schermo, io, una strega, ho provato orrore. E allora cosa mi era rimasto? Un po' di mondanit. Le feste a palazzo. Continuavo ad andarci, ma non avevano pi paura di me. Forse un po' di curiosit. Ero un pezzo d'antiquariato. Li sentivo bisbigliare: "Era una strega, faceva fuori gli amanti, era pulp. Ha ammazzato le contadinelle per sembrare lei pi bella.  stata la prima a fare i lifting. Si accoppia con gli elfi". Magari. L'ultimo elfo che ho visto c'aveva la lingua di fuori, corri e scappa, con tutti quei cacciatori in zona. E mi chiedevano: "Signora Crimilde, ci racconti di quella volta che uccise lo scudiero perch le ha portato il cuore del cerbiatto invece del cuore di Biancaneve". E io raccontavo... romanzavo un po', aggiungevo qualche bugia. E mi sono accorta dopo che mi prendevano in giro. Che ridevano di me. Che erano dieci volte pi perfidi della vecchia regina perfida. E una volta un nobiluomo baffuto e repleto che tutti tenevano in gran rispetto mi si  avvicinato e ha detto: "Lei  una donna interessante, sa, io conduco un salotto televisivo ove quelli come lei sono invitati e possono raccontare il tempo andato e i loro rimpianti e il loro decadimento, e piangere, e la gente li circonda di compassione e pena". Pena? ho gridato. Ho raccolto le forze per un ultimo incantesimo a questo baffetto di merda e l'ho trasformato in rospo ma c'ha guadagnato, gli  salita l'audience, ha fatto una trasmissione che si chiama "Melma", un successone il rospaccio.
Cos va il mondo. Ai miei tempi... oh basta, s, ai miei tempi, va bene? Ho smesso di fare pozioni, lasciatemi invecchiare. Volete sapere la mia et? Quattrocentotrentadue anni. Li faccio in agosto. E allora? Ogni et ha la sua bellezza e poi non mi importa. Certo, nella sezione Miss Vecchie glorie l'anno scorso ero settima. Quest'anno neanche quello. Specchio, specchio delle mie brame, chi  la pi cattiva del reame? (digita)
Neanche in questa classifica ci sono. Be', visto che come malvagia mi batton tutti provo a cambiar stile, mi son detta, faccio beneficenza. Faccio un concerto per le vittime delle streghe. Chiamo un po' di cantanti con le braghe di pelle di drago, mi faccio pubblicit. Ho fatto un concerto in ricordo di Biancaneve. Non  venuto nessuno. Tre cerbiatti e un nano vecchio che starnutiva. Ma Grimilde non poteva finire cos. Allora una notte ho detto: voglio proprio vedere se non faccio pi paura, io sono la regina del male, ho spaventato cavalieri e re, fanciulle e maghi. Mi sono messa il mantello di squame di pesce abissale, cento anni che non lo mettevo, puzzavo come un baccal, ho preso la scopa, non partiva, son salita sul cavallo nero, m'ha sgroppato, sono andata a piedi col sottanone sollevato, c' un posto diabolico qua vicino, vien fuori del fumo colorato e lamenti, e una musica infernale, discoteca si chiama, l s che si prendono pozioni magiche,  pieno di ragazzine da avvelenare e ragazzi da tramutare in rospi e mentre correvo l, pensavo: qua faccio una strage, si ricorderanno di me: "Grimilde colpisce ancora", "La vendetta di Grimilde", "Tremate tremate, le stre...", no questa  vecchia. Dunque sono arrivata davanti alla discoteca e c'erano due giovanetti biondi, dolci timidi, due bocconcini. Mi son messa davanti col mio sguardo pi malvagio, cos (mima) e ho detto:
"Lo sapete chi sono?".
"No, signora," hanno risposto. Erano come assopiti, col volto intontito, gi li avevo stregati.
"Sono Grimilde, la regina perfida, e ora malasorte e sortilegio, vi trasformer tutti e due in schifosissimi rospi."
Ho preparato la formula magica. Non "salaga dula" che  pericolosa perch ti possono sempre rispondere in rima e non  bello. No, roteo la bacchetta e dico:
Vento di palude fetore e schifezza
Qua vi trasformo e vi cangio fattezza
Occhio di bucefalo, spina di caprimulgo
Sembianza umana per sempre vi tolgo.
Allora la ragazzina bionda mi ha guardato e ha detto:
"A nonna, ma de che te sei fatta?".
E il ragazzino ha detto:
"A stronzo, non so se sei 'na donna o un travestito ma levate dai coioni che io e Cinzia se dovemo anfratt".
Sono saliti su una moto nera come un dragone e hanno emesso un rumore di tuono e una nube di fumo fetido e mi hanno puntato contro e io ho gridato "attenti piccoli mostricciattoli che io posso trasformare il vostro cavallo di ferro in un gigantesco lombrico" e ho pronunciato la formula magica: abra alakazam pokemon carabas e...
Mi hanno investito.
Sette mesi all'ospedale. Con dodici infermiere. Tutte suore!
Specchio, specchio delle mie brame... (digita) Chi  la pi sfortunata del reame?
Terza? Sono terza? Meno male che c' qualcuno che sta peggio di me.  pronta? (assaggia la pozione) S,  pronta, (si versa la pozione in una tazza) Pozione? ma che pozione.  una tisana per i reumatismi, via tutti o vi trasformo in salamandre, via da casa mia, maledetti, voi non sapete quanto sono cattiva, cattiva... cattiva, (piange, sipario)

ONEHAND JACK

Monologo interpretato dall'autore, con musica composta e suonata da Paolo Damiani, violoncello jazz. Una versione con adattamento di Giorgio Gallione, protagonista Ugo di Ghero,  andata in scena all'Archivolto.

Questa  una citt strana, piena di grattacieli e bassifondi, mitra e sax, pescecani e santi. Imbellettata di luci e intossicata di fumo come una puttana a mezzanotte
Ma le puttane almeno hanno un cuore
Bene, vi racconter la storia pi strana che ho sentito in questa citt puttana, e ascoltate bene, perch di tutte le storie che la notte contiene
Nessuna c'
Come la storia di Onehand Jack
Onehand Jack era un ragazzino con un braccio solo
Non gliel'aveva rubato n un cannibale n un gatto, n un chirurgo distratto n mister Frankestein
Era nato cos
E Onehand Jack una notte camminava nella grande citt, pioveva, le stelle starnutivano ma lui andava senza ombrello e la testa in aria, verso casa
Verso la sua casetta la pi lurida baracca nella strada pi desolata del pi squallido rione della pi miserabile zona della citt puttana
Ma anche in una casa cos puoi sognare cose grandi
Anche in una casa cos, oh s, puoi sognare cose grandi...
E Onehand camminava pensando oh lord mio signore che ne sar di me
Ho un braccio solo non posso giocare a baseball non diventer mai presidente non posso far niente oh lord io vorrei suonare la batteria il piano il sax contralto il sax baritono il sax soprano il sax banano ma come faccio senza una mano?
Oh signore, vivo in una citt di bui grattacieli ma da ogni finestra illuminata sento scendere musica che mi incanta rock jazz blues pop e tacchi che ballano posate sul tavolo cuori che battono letti che cigolano diavolo che ritmo signore
E io non potr mai suonare
Oh signore Dio Bodhidarma Shiva Dio del Jazz Manit Mingus che strano artista sei
Che strano perfido artista sei
Che canzone del destino vuoi suonare per me signore
Dimmelo, che destino vuoi suonare per me?
Ascoltami signore lass dall'alto dei grattacieli
Ed ecco che si ode un tuono in fa diesis e da una nuvola nera roteando ronzando come un calabrone gigantesco piomba gi un tipo davvero strano
Un gran negro con lo smoking di lam e una tromba in mano
E dice: mi hai chiamato piccolo?
Chi sei?
Sono Dio, I'm God baby Onehand Jack sono il tuo Lord Dio
Per dio non puoi esser Dio, Dio non va vestito cos
Io sono dio giuro su io
Chi credi di fregare, Dio non  negro
Ti giuro che  vero  nero non lo diciamo, non dirlo neanche tu perch vogliamo che sia una sorpresa quando un razzista arriva lass
Mi prendi in giro, Dio?
No per davvero sono nero sono Dio e suono la tromba da Dio
Voglio una prova dice Onehand Tommaso Jack
Ok, dice Dio, lo vedi quel signore che cammina, quello vecchio curvo col bastone? ecco
(emette un suono stridulo di tromba)
E il vecchio col bastone cade fulminato
Cazzo, per essere Dio suoni davvero male e sei davvero cattivo
Era la sua ora, dice Dio, e adesso basta cosa vuoi da me Onehand Jack?
Voglio poter suonare, signore
Va bene ti dar una mano
Mi prendi anche per il culo me l'hai gi data una mano, una sola
No, voglio dire, ti aiuter
Mi darai un'altra mano?
No, ti dar questo
E dal cielo attraverso la pioggia, come un'astronave di legno nero sfavillante vola gi un contrabbasso grande cos
Ecco qua, dice Dio, il tuo strumento te lo regalo io mi gioco il mio nome e il mio onore che diventerai il numero uno del settore
Dio dio, gridava Onehand mentre il gran Dio negro trombettiere si alzava in volo, ma con una mano sola come suono sii buono dimmi come suoner con una sola mano?
Basta crederci, disse Dio
Be' voi non ci crederete ma Onehand Jack ci credette arriva a casa compra tutti i dischi di Mingus Rostropovitch Damiani e prova prova prova con una sola mano
E studia e studia e suona e suona e suda e suda
E con una mano le note faceva
E coi denti pizzicava
Le corde mordeva
Con la mano sola pizzicava vibrava pestava
Soffriva piangeva ma... imparava
E suonava
Con una mano con una mano ho il mondo in mano e suono come un dio pagano
Oh non  un miracolo non  strano
Quando il blues prende il timone possiamo fare cose che neanche immaginiamo
Passano tre anni nella citt dei grattacieli e dei bassifondi, passano tre campionati di baseball sette fidanzate duemila litri di whisky due guerre e due rughe in mezzo alla fronte
Nella citt il locale jazz pi pericoloso e pi rinomato si chiamava Sfaccimme Hot Club
Un locale bestiale
Era il locale di Big Omemm Joe, il locale che pi fetente non si pu
Scarafaggi nei bicchieri grandi neri che se gli dicevi via di qua dicevano: ma vai via tu, che c'ero prima io
Whisky a fiumi, sigari toscani, dolcissimi veleni, danze pagane, musiche strane e tanto tanto cool hot medium well cuit bop jazz
E il boss del locale era Big Omemm Joe cento chili di violenza cicatrici di ordinanza tre pistole sulla panza ma se sentiva jazz diventava bello come un attore del cinema buono come un missionario generoso come... no quello no, non gli cavavi un dollaro neanche con la tortura
Una sera Big Joe  l che si beve il suo cocktail White and Black, met vodka met spremuta di scarafaggio quando entra Storginaso il buttafuori e dice
Ehi capo c' un tipo strano un ragazzo con una sola mano e il contrabbasso che dice che vuole suonare per te
Con una mano non si pu, dice Big Omemm Joe
E cacciano via Onehand Jack
Nella notte triste sconsolato al trentesimo piano del pi brutto palazzo del vicolo pi squallido del pi schifoso rione della zona pi malfamata della citt puttana Onehand suona il suo blues, questo
(blues)
Passa sotto la sua finestra Big Omemm Joe su una limousine grigia lunga dodici ippopotami e dentro tutti i comfort Jacuzzi con gli spruzzi video stereo forno porno a microonde tre mulatte bionde che gli ciuccian le orecchie due chili di popcorn e di castagne secche, champagne, bourbon e un chihuahua di nome Alonso Mordimarron ex guardia del corpo di Domingo Peron
Non si fa mancare niente, il vecchio Big Joe
E attraverso il finestrin della limousine sente in un vicolo su al trentesimo piano qualcuno che suona il basso come l'angelo Malachia e dice all'autista Sam
Fermati Sam
Sam si ferma
Ascolta Sam
Sam ascolta
Dimmi Sam hai mai sentito qualcuno suonare il contrabbasso cos?
No, dice Sam
E allora portamelo gi
Il contrabbasso?
No portami gi quello che lo suona, testa di cazzo!
E Sam porta gi Onehand
Ehi, dice Big Joe, sei quello con la mano sola, sei tu che suonavi cos? S, bene far la tua fortuna ragazzo sei assunto nel mio locale dieci dollari a settimana e ogni sera un gelato alla banana
No Big Joe, cinquanta dollari, cinquanta e ogni sera una fanta
Ti do la met di cinquanta, quaranta
Big Joe in matematica era proprio una merda
Va bene, dice Onehand, vada per quaranta, qua la mano, affare fatto
Cos quella sera stessa Onehand Jack debutta con l'orchestra dei selvaggi tre
Il primo  Bonzo Good centottanta chili di lardo e blues suona il sax suona e suda suona come un torrente come un niagara come una doccia gli spettatori delle prime file devono portarsi dietro l'ombrello e suona e suda e qualche volta piange anche cascate di sudore e di lacrime, certe canzoni piange altre no e se qualcuno gli chiede: Bonzo perch certe canzoni piangi e certe altre no, risponde: perch quelle altre non mi fanno piangere
 un gran filosofo Bonzo Good
Alla batteria Nano Hector Carmel piccolo isterico cattivo come un pappagallo ma quando suona crollano i lampadari tremano gli scroti il suo pezzo preferito l'ha scritto Richter non il pianista, quello dei terremoti
Al piano Charlie fighetto bello unto perfetto col baffetto le donne impazziscono per lui e per ogni donna conquistata lui fa una tacca sul pianoforte e una notte, dice la leggenda, patatrac, il pianoforte croll, si dissolse in una nube di segatura, troppe tacche, troppe donne, Charlie
E poi c'era Sweet Misery
Lei era cieca ma era un gran bel vedere
Lei era cieca ma aveva un gran bel...
Lei era cieca ma aveva gli occhi pi blu del mare
Come descriverla? era era... bella, di pi era: non ci sono parole ecco Sweet Misery era una quando la vedevi le dicevi: oh Sweet Misery dagli occhi di... oh Sweet Misery che hai gli occhi color di... ecco era cos, non c'erano parole per Sweet Misery
E appena Onehand Jack comincia a suonare e lei a cantare bang ecco che in un attimo esce di colpo dall'adolescenza la guarda gli spuntano i baffi gli esplodono gli ormoni, cambia voce, sguardo e sarto  un uomo ormai e quando la voce di Sweet si incamminava il basso di Joe la seguiva la perdeva la ritrovava e lei si arrampicava su una nota alta e lo chiamava e stavano in bilico un istante su una semicroma e poi precipitavano gi nell'abisso di un mi basso e litigavano e si azzuffavano come gatti lei lo provocava, scappava lui con il ritornello le correva dietro lei improvvisava lui contrappuntava lei si allontanava poi si lasciava prendere lo baciava lo graffiava e gridava d'amore e si nascondeva in un accordo in settima e lui la seguiva su per le ottave in cima al mondo e vibravano insieme allacciati sull'ultima nota lunga, lenta, slow.
Quando lei era triste lui la cullava quando lui era stanco la voce di lei gli andava vicino e lo carezzava, lo incitava insieme pregavano e insieme bestemmiavano e suonando si raccontavano i loro sogni la loro crudele infanzia le loro poche speranze
E dopo un mese tutta la citt parlava del magico ragazzo con una mano sola che suonava il basso come l'angelo Malachia e della bella ragazza cieca che cantava con lui, s, i selvaggi tre erano grandi, ma la gente veniva per Onehand Jack e Sweet Miseiy, proprio cos
Ma sapete com', le cose belle suscitano brutti pensieri e le cose pulite trovano sempre qualcuno che le vuole sporcare
Cos una sera nel locale si presenta Mike Consenta, l'uomo pi assolto della citt, padrone di televisioni e del racket dei peperoni, network, coca chips e crac, non c' niente che lui non ha, ed entra coi suoi gorilla Emmy Faith, Bixie Bossi, Chuck Costronzo e Ciccio Sparasassi, e dice: in questa citt comando io anche nello show, quella cieca canter per me Big Joe, e quello storpio lo metter in qualche trasmissione scema dove potr piangere e far pena
Scordatelo Mike, disse Big Joe
E quella notte il locale di Big Joe bruci
Mike Consenta si ripresenta e dice: hai cambiato idea Big Joe?
No, dice Big Joe
E quella notte qualcuno ferm Sweet Misery in un vicolo e a sangue la picchi
La mattina dopo la citt  grigia di pioggia livida, sembra in lutto per quello che hanno fatto a Sweet Misery, e Mike Consenta  l che nuota a rospo nella sua piscina di brillantina quando suona il telefono,  Onehand Jack che dice: vediamoci stasera al locale e ci metteremo d'accordo Mike, bene, dice Mike, vedo che sei ragionevole, storpio, verr oh s, verr
Mezzanotte allo Sfaccimme Hot Club: entra Mike Consenta con Emmy Faith, Bixie Bossi, Chuck Costronzo e Ciccio Sparasassi.
E l nel centro della sala, sotto un riflettore, col contrabbasso che brilla come un grande scarabeo sacro, c' Onehand Jack con un bellissimo frac rosso come un globulo
Ehi Onehand, storpio, dice Mike Consenta, fai le valigie tu e la cieca, e venite con me, non ho tempo da perdere
Aspetta, dice Onehand Jack. Ascolta questa canzone
Ci sono cose che sembrano sporche ma sotto son diamanti
Ci sono tipi ben vestiti che han sotto squame di serpenti
Ci sono cose che non puoi comprare
Ci sono cose che non puoi contare
Non sai sei corde quante note possono fare
Non sai al buio cosa si pu vedere
Ehi Onehand cos' questa storia, dice Mike e mette mano alla pistola, mi vuoi prendere in giro, storpio?
Ci sono cose che non puoi cancellare
Di notte torneranno e non potrai dormire
Non sai il destino quanti strumenti sa suonare
Non sai quante mani ti possono afferrare
E di colpo mentre Onehand con una mano continua a suonare, un'altra mano spunta da dietro al contrabbasso e con una raffica di mitra stende Mike Consenta e i quattro gorilla, do re mi sol la e li manda all'aldil
Cazzo Onehand, dice Big Joe, ma non ci avevi detto che avevi anche un'altra mano
Aspettavo l'occasione buona, dice Onehand Jack
Be' questa  la leggenda di quella notte chiss se  vera. Qualcuno disse che invece c'era un nano nascosto dentro al contrabbasso, qualcun altro che era stata Sweet a sparare, qualcun altro che Dio Shiva Manit Mingus, per una notte, aveva veramente regalato un'altra mano a Onehand. Fatto sta che la sera dopo Onehand si present regolarmente con la sua sola mano a suonare con Sweet Misery e insieme suonarono per molti anni, chiss se la storia  vera direte voi be' non lo so ma io li ho sentiti suonare e vi dico che quando li ricordo, questa citt piena di grattacieli e bassifondi, di sax e mitra, pescecani e santi, imbellettata di luci e intossicata di fumo come una puttana a mezzanotte, be' mi sembra che questa citt qualche volta abbia un cuore. Un cuore che batte piano, affaticato, tenace, come il basso di Onehand Jack
Ci sono cose che non puoi comprare
Ci sono cose che non puoi contare... (sfuma ad libitum)

MISTERIOSO (Omaggio a Thelonius Monk)

Interpretato dall'autore con improvvisazioni pianistiche in scena di Umberto Petrin. Lo spettacolo comprende anche poesie di Alien Ginsberg e brani della biografia di Monk di Laurent De Wilde.

Parte uno
Mi chiamo Monk, Thelonius Monk
E ho qualcosa in testa che vi devo proprio raccontare
Ogni silenzio  diverso da un altro
Ci sono silenzi di cui non ci accorgiamo
Altri che ci prendono alle spalle e ci imprigionano nel gelo
Silenzi che ci cullano
E altri che ci riempiono di inquietudine
Silenzi che rendono tutto pi chiaro, come una vampata di luce
E silenzi oscuri, in cui brancoliamo storditi
Silenzi in cui nasce una bufera di pensieri
E silenzi che generano altri silenzi da cui altro silenzio nasce
Tra una parola e l'altra c' sempre un breve silenzio
In cui puoi sentire il respiro e il pensiero
E nel concerto, una sola nota e poi silenzio
E il silenzio dopo una nota diventa silenzio prima di qualcosa, silenzio che attende
Blues, urlo, sparo o voce amica
La natura, la notte, la malattia, hanno musiche di silenzio
E cos gli sguardi d'amore e la notte prima della battaglia
E ci sono silenzi che parlano
E altri che si chiudono dietro di s come una porta di acciaio
Il silenzio del malato nel letto
E degli amanti che dormono
Il silenzio del crepuscolo con Nellie
Della mia solitudine vicina e della tua voce lontana

Parte due
Pianoforte bianco e nero, strano frutto, dio toro di legno cuore enorme arterie di corde scatola magica miniera bara culla pronto a volare suonare chiamarti ingoiarti
Da piccolo suonavo una pianola meccanica, e fuori alla finestra di San Juan Hill grida di ragazzi della mia et che giocavano a basket e musica meravigliosa nelle tubature della cucina, pazzia inevitabile dei pomeriggi di una grande citt
Quelle voci e niente altro e un torrente pellerossa nel mio cervello secoli di blues e fame e paura e trionfo un accordo irripetibile
Gli accordi della mia gente che ride o dorme si buca una vena spara danza sparisce ritorna
Il mio paese nero e bianco capace di jazz e sedie elettriche
Vagando suonando precipitando a cavallo del dio toro di legno
Mozart Torazina barbiturici morfina dosi da schiantare un cavallo roba da nulla per me
Nero bianco crepuscolo con Nellie bianca corsia e sudore lustro sulla mia fronte nera d'ebano
Un do o un do diesis qual  la differenza che cazzo vuoi nessuna nel gran bianco di tutti i suoni
Nel gran nero delle canzoni che abbiamo perso per strada

Parte tre
Pianoforte bianco e nero, strano frutto, dio toro di legno cuore enorme arterie di corde scatola magica miniera bara culla pronto a volare suonare chiamarti ingoiarti
Circa verso mezzanotte in una strada della Bowery vidi un buco pauroso che si muoveva e ruotava
E il frastuono come l'acqua che va gi da un tombino
Come si spalanca talvolta la cassa del pianoforte immensa pronta a ingoiare il mio corpo in bilico
E mi ci buttai dentro con un grido di gioia
E feci una pazza danza circolare dei pellerossa quando aspettano la pioggia una donna un bisonte o una pallottola della polizia
Non ne sono venuto mai fuori, forse son rimasto l una grotta, un buco misterioso nascosto in una strada della pi gran citt del mondo ci passate vicino e non lo vedete
Quante cose che io ho visto voi non vedete
Nero bianco sdraiato su una musica piena di spigoli e schegge che non mi fa dormire
Con le note che mi beccano gli occhi e carezze dolcissime e insopportabili per quanto le rimpiangerai
Tra gli sputi dei razzisti le ingiurie le bollette da pagare e un Salieri in smoking
In locali tossici in angelici locali fumosi con amici dagli occhi addolorati e febbrili
Serpenti nei sassofoni e contrabbassi con dentro stanze e stanze e stanze
Amici che morivano e dischi che tagliavano il tempo in due come spade

Parte quattro
Pianoforte bianco e nero, strano frutto, dio toro di legno cuore enorme arterie di corde scatola magica miniera bara culla pronto a volare suonare chiamarti ingoiarti
Tutto gi previsto nelle note lontane della pianola di San Juan Hill
Nelle voci dei ragazzi neri fuori dalla finestra
Nel mio paese che fa il jazz e le sedie elettriche
Negli strani frutti appesi agli alberi del Sud
Nelle gang di quartiere nei graffiti nelle nuove musiche io ho visto tutto e ora...
E ora senza pi parole
Senza pi tasti
Senza pi nulla se non la mia fronte che brucia per questo splendore terribile
Per questa solitudine bianca e nera nera e bianca
E santa Billie santo Bud santa la mia nerissima candida anima
Senza pi il mio corpo in bilico sul piano come su un abisso e le mie danze pellerossa in tondo aspettando l'ultimo tuono
Nel silenzio di ogni ricerca e di ogni definizione
Nella fine delle parole spietate, delle condanne a morte e delle sentenze di guerra
Preciso silenzio finalmente amico degli uomini, simile agli uomini
Negli strumenti posati che rientrano nelle custodie
Nell'erba che di nuovo cresce tra le macerie
L dove nessuno pu rispondere se non diventando silenzio
L dove ogni dire  gi detto
Senza pi parole spietate, condanne a morte e silenzio di prigioni
Il mistero  svelato e ci avvolge in silenzio, preciso silenzio finalmente amico degli uomini, simile agli uomini
The palaver is finished
La conversazione  finita
Buonanotte dolci signore, buonanotte
Fate silenzio
Ascoltate
Cosa serve parlare spiegare e prendere medicine, addormentarsi e svegliarsi
Santa Bilie santo Bud cosa serve ancora parlare
Quando si sa suonare cos

IL SOGNO DEL MURATORE

Entra l'attore, vestito da muratore, con una pala in mano, parla con accento meridionale e qualche errore grammaticale.
La vita non  rosa e fiore... la vita  come... come... ecco, diciamo che la vita all'inizio sembra tutta leggera come l'acqua della giovinezza e tu ci aggiungi la sabbia dell'esperienza e la impasti e credi che venga chissaccosa, invece diventa dura, dura, cemento armato di vita amara che ti si attacca addosso e sei l, come un muro, che aspetta solo di crollare rovinosamente.
Cazzo! Che bel paragone, io nell'ambito del paragone cementizio sono bravissimo, resto un po' nel mio ramo di competenza, ma mi esprimo bene. Pecch io, se non fossi stato muratore, avrei fatto l'oratore, che dico l'oratore, l'attore. Che  poi lo stesso che fare il muratore: invece dei mattoni uno mette una sull'altra le parole, le attacca che stiano dritte, che reggano e ci fa una costruzione. E c' chi costruisce dei palazzi grandi pieni di ornamenti e balaustre e fregi e ghiri e gori, ma poi se guardi bene basta che dai una martellata a un pilone e crollano, sono costruiti sul nulla, sono delle grandi fregature ornamentalate che dentro non c' niente. Oppure c' chi mette i mattoni senza neanche guardarli, dello stesso colore, fa sempre quello che gli ordina il capomastro e nascono quelle case di periferia tutte tristi e uguali, gira gira  sempre lo stesso discorso, come i programmi della tiv, gira gira  sempre lo stesso mattone di facce di culo con cui ci fai un muro di facce di culo e un palazzo di diecippiani di facce di culo e una trasmissione di facce di culo, un canale tutto di facce di culo e cosivvia di culo. Invece, per fortuna, c' chi fa una casa piccola che sembra niente di speciale, un discorso che sembra normale, ma uno ascolta ed entra nella casa di mattoni, cio di parole e ci si pu vivere bene, c' dentro delle persone vere vive e vegetali, c' la cucina il bagno i fiori lo stereo la musica l'allegria e uno dice qua dentro c' qualcosa costruito a piombo, costruito proprio bene.
Mi piacciono queste cose che dico ora da attore oratore muratore, forse perch noi muratori vivendo sulle impalcature si vede le cose dall'alto e si mette su una prospettiva un po' filosofa, perci dai e dai e badila e badila e impasta e impasta sono giunto a questa conclusione: che la vita non  rosa e fiore ma per un muratore ci deve essere un posto migliore. Un cos no, un pi di cos, un cheneso, un percheno.
Sono matto? No,  che ieri ho fatto un sogno. Mi ero addormentato sull'impalcatura, al decimo piano, perch avevo mangiato un po' pesante, siccome che la mortadella nel panino era un po' unta per il caldo e tendeva a scivolare e cadere gi al suolo per effetto della forza di gravit universale, allora ci ho messo una spalmata di cemento tipo a maionese e la mortadella  rimasta attaccata al panino ma il panino mi ha un po' impalugato, mappazzato, ha fatto presa rapida nel duodeno, e allora mi sono addormentato lass sospeso, al decimo piano. E ho sognato che all'improvviso arrivava il capomastro Geg il fetente e urlava "su con quell'impalcatura, pi alto pi alto" e io allora mettevo un tubo e uno snodo e un altro tubo e un altro snodo e l'impalcatura saliva saliva, cento, duecento piani e io arrivavo sopra le nuvole come quella volta che ho preso l'aereo per andare a Catania, che modestamente ho vomitato tre volte ma ho visto le nuvole sotto che sembravano panna e fragola. E io con la mia impalcatura ero arrivato in questa altissima stranosfera, guardavo queste nuvole bianche e rosa e dicevo: ma che minchia ci faccio quass, che straminchia di casa mi toccher costruire, e chi ti vedo? Mimmino, quello che  caduto dall'impalcatura quest'inverno e si  schiantato, lo so, noi muratori cadiamo dalle impalcature, lavorassimo alle scrivanie cadremmo dalle scrivanie e ci faremmo meno male, ma noi testardi cadiamo sempre dalle impalcature e crepiamo e infatti io dico a Mimmino:
"Mimmino, ma non eri morto?".
E lui: "Certo che sono morto".
"Ah," dico io, "meno male, pensavo che mi ero rincoglionito e mi sbagliavo. E che fai qui?"
"Ti sono venuto a chiamare perch il capomastro ti vuole."
"Geg il fetente? Ma quello sta gi al bar, mica viene su con noi muratori, quello sta in panciolle a dare ordini rasoterra."
"No," dice Mimmino, "fino al centesimo piano il capomastro  Geg, ma qui sopra le nuvole cambia l'appalto, c' un capomastro che si chiama Pietro che  una gran brava persona, lo vedi l in fondo? Vai, che c'ha bisogno."
E vedo uno tre nuvole pi in l con la barba bianca che mi fa segno "vieni vieni" con la mano e penso: come ci arrivo l? e per faccio un passo e vedo che le nuvole tengono, che non sprofondo, si vede che dentro c' una struttura tipo ferrocemento o forse sono di polistirolo quattro acca superrinforzato perch mi reggono bene, ci salto pure sopra e rimbalzo e arrivo da questo Pietro che mi fa:
"Caro Pino, benvenuto".
E io mi commuovo perch i capomastri normalmente ti dicono: eccoti qua, testa di minchia, ma dove cazzo eri, disgraziato, vai a lavorare, vaffanculo tu e i tuoi colleghi rubasoldi... e invece questo mi dice: benvenuto.
E io lo saluto e dico: "Signor Pietro mi ha fatto chiamare?".
E lui dice: "S, signor Pino, perch quass c'abbiamo un problema. Vede qua intorno, sulle nuvole, c' un sacco di gente che passeggia. C'abbiamo i filosofi, gli scienziati, i condottieri, i commercialisti, gli intellettuali e parlano parlano, ma quando c' un piccolo problema pratico, spariscono. E adesso la vede quella porta? Quella  la famosa porta, capisce?". No, dico io, per la porta la vedo, enorme, bianca, tra due colonne almeno sedici metri di alzo e quattro di giro, alabastro di prima qualit, e la scritta: Eden. Che sia un dancing?
"Non  un dancing," dice Pietro, come mi leggesse nel pensiero, "quella  la famosa porta, ha presente la canzone? (canta Knocking on heaven's door, storpiandola) proprio cos era la canzone" e Pietro mi prende a braccetto e dice: "Lei capisce bene che la gente, knock knock, tutta bussa alla porta dell'heaven's door e chiede posso entrare? tanto noi facciamo entrare tutti". Anche i capomastri? chiedo io. "Anche quelli," dice lui, "perch vede sotto, capisce cosa voglio dire, sotto non c' nessuno, ma che fiamme, ma che lamenti e dannazioni, non creda a quello che dicono, invece qui knock oggi e knock domani la porta si  scardinata e sta per cadere."
Io non capisco una minchia knock knok la porta le fiamme i lamenti, ma va be', siccome  un sogno non devo mica stare a trovare il fico conduttore e allora dico: effettivamente la porta  scassata, io posso rifare il cardine e la parte in muratura ma per la parte porta propriamente detta, ci vuole un falegname.
"Quello ce l'abbiamo," dice Pietro, " il pap del capo."
E arriva uno con la barba grigia e dice: "Sono Giuseppe, piacere, si fa un bel lavoro insieme?".
E io ci dico s, e camminiamo sulle nuvole e tutti ci guardano e dicono: meno male che c' Giuseppe e meno male che c' anche il muratore, e ci guardano con rispetto qualcuno pure applaude, una signora vestita di bianco mi manda un bacio... e io allora capisco che in quel posto l sono importante perch so fare bene il mio lavoro, e dico a Giuseppe: tu di dove sei? di Arimatea, dice lui, Arimatea vicino a Modica? c'ho un cugino l, Carmelo, Carmelo Pino, e lui dice: non mi ricordo, e tiriamo fuori gli strumenti e prendiamo il filo a piombo che sprofonda gi gi gi nelle nuvole e ci mettiamo a lavorare proprio bene e tutti quelli che passano si fermano a guardare, proprio cos in cielo come in terra, e sorridono e approvano perch  un lavoro proprio da fare con cura ed esperienza, perch la porta  dieci volte una porta normale, ma ci diamo dentro e sudiamo, finch arriva un biondino, Gabriele si chiama, e ci porta due panini con la mortadella e un bicchiere di vino e dice: pausa adesso, riposatevi. E io mi sdraio su una nuvola e Giuseppe vicino a me dice: attento che se cadi da qua  alto, proprio come sulle impalcature, e io: ma io sto attento, io dalle impalcature non sono mai caduto, sei sicuro? dice Giuseppe, e come no, sono vivo io, e Giuseppe sorride e proprio davanti a noi passa un aeroplano e un branco di cicogne e c' tanta gente sulle nuvole (mentre parla alza il badile, che  d'oro e viene illuminato) c' uno uguale uguale a Fausto Coppi, e una vi giuro uguale a mia nonna Carmelina da giovane, e si sente cantare e la mortadella non cade, resta sospesa in cielo, che sembra fatta di aria e il vino  fresco e io dico: adesso mi riposo, ma poi finiamo il lavoro, Giuseppe, dobbiamo fare un bel lavoro su questa porta perch qua il nostro lavoro  importante, vero Giuseppe, qua ci rispettano e allora vedete che la vita non  rosa e fiore, ma c', c' un posto migliore per un muratore, non svegliatemi, c' un posto migliore.
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FINE.